Abbiamo atteso con sincera trepidazione Shin Nosferatu sin dal suo annuncio. Sapevamo infatti di poter contare sulla qualità dei volumi di Edizioni Bd/Jpop, ma soprattutto il nome dell’autore completo, Roberto Recchioni, ci aveva lasciato sin da subito non indifferrenti. Poi il protagonista, quel vampiro su cui tante volte nella mia vita mi ero imbattuto facendone quasi un ossessione. Cinema, fumetti, romanzi gotici, saggi, in 23 anni di vita ne abbiamo esplorato la figura in lungo e largo, senza mai stancarci e riuscendo ancora a sognare, emozionarmi e a stupirmi. Questo perché il mito del vampiro, così trasversale alle epoche e la sintesi data da Stoker, sono un materiale talmente vasto e ricco, da poter produrre infinite storie. Ecco dunque le nostre impressioni su Shin Nosferatu, ultima perla di una collana senza inizio né fine.

Un amore tra luci e ombre
Come accennato, ci siamo approcciati alla lettura con un misto di curiosità ma anche di paura. Curiosità anche perché Roberto Recchioni non è un nome qualunque, avendo tra le altre cose curato uno dei personaggi popolari italiani più famosi di sempre, ovvero Dylan Dog, nostro grandissimo amore. Ma anche paura perché sappiamo quanto Roberto sappia adottare un approccio unico e divisivo.
Sicuramente nel volume si notano forti influenze e contaminazioni, sia cinematografiche che fumettistiche. Impossibile non notare un richiamo grafico evidente a Devil Man di Go Nagai. A ciò si aggiunge un evidente legame, non solo nel titolo, al Nosferatu di Murnau, seppur con molte licenze nella trama soprattuto all’avvicinarsi del finale.

Il volume è sinceramente impattante dal punto di vista grafico, con delle sequenze davvero spettacolari e questo chiaro scuro molto nero e delle bellissime scale di grigio. Ora, se il valore di un’opera d’arte si misura dalla sua capacità di trasmettere emozioni, sicuramente Shin Nosferatu ha grande capacità di veicolarne. Ma ha un grande difetto che non si può ignorare.
Infatti, una questione resta alla base, evidente e difficile da ignorare come un elefante in mezzo alla stanza. Ovvero che l’opera di Recchioni si legge sì e no in dieci minuti scarsi. A nostro avviso, troppo poco. Ciò a causa di testi ridotti al minimo, dando spazio quasi esclusivamente all’aspetto grafico. Forse, testi più strutturati, pur non togliendo nulla all’aspetto grafico, avrebbero reso la lettura più godibile, permettendo di soffermarsi di più sui vari passaggi della storia.

Promosso
Shin Nosferatu è promosso con riserva. Sicuramente Recchioni svolge una sintesi tra oriente e occidente e si avverte la sensazione di essere al punto di arrivo di un doppio percorso, quello di Recchioni come artista e del vampiro come archetipo, un processo che si rinnova ad ogni opera o medium che ne racconta la grandezza e la potenza narrativa. Ma la velocità con cui le pagine scorrono tra le dita lascia interdetti e con una sensazione di vuoto, insoddisfazione importante solo in parte colmata dall’impatto grafico.



