Con la quinta stagione di Stranger Things finalmente disponibile su Netflix, il sipario è calato sulla mitologia di Vecna e sulle origini del Sottosopra. Mentre la crew di Hawkins affrontava la forma finale di Henry Creel, una parte del fandom — quella più hardcore che ha seguito anche lo spettacolo teatrale Stranger Things: The First Shadow — ha alzato un sopracciglio. Sembrava esserci un evidente “buco di trama” tra il palco e lo schermo, ma i creatori hanno una spiegazione tecnica precisa.
In Breve
Nello spettacolo teatrale viene rivelato che Joyce e Hopper erano compagni di scuola di Henry Creel. Tuttavia, nel gran finale della serie TV, questa connessione personale non viene mai menzionata durante lo scontro, creando un’apparente incongruenza. I Duffer Brothers hanno chiarito che, sebbene nel “canone interno” i personaggi ne siano consapevoli, il dialogo è stato tagliato per non alienare la vasta fetta di pubblico globale che non ha potuto assistere allo spettacolo teatrale.
La questione del Canon: Teatro vs Streaming
Il nodo della discordia risiede in un dettaglio narrativo cruciale di The First Shadow: Hopper e Joyce non solo conoscevano Creel, ma frequentavano la stessa scuola. Un livello di connessione personale che avrebbe dovuto aggiungere un peso drammatico enorme allo scontro finale della Stagione 5. Eppure, sullo schermo, silenzio assoluto su questo fronte.
Interpellato da Variety, Ross Duffer ha confermato che non si tratta di una dimenticanza, ma di una scelta di montaggio narrativo calcolata:
“Sì, sono sicuro che c’è stata [quella realizzazione da parte dei personaggi]. Abbiamo dovuto camminare su un filo sottile con lo spettacolo teatrale — non volevamo frustrare il pubblico, dato che gran parte degli spettatori non ha la possibilità di vederlo. Farli iniziare a parlare di quel dettaglio sarebbe stato confuso per chi non ha visto la pièce. Ma sono sicuro che, off-screen, quella conversazione è avvenuta.”
La Lore del Mind Flayer e i ricordi del 1959
Matt Duffer ha rincarato la dose, sottolineando la necessità che la stagione finale reggesse sulle proprie gambe: “Avevamo bisogno che l’ultima stagione fosse esattamente come sarebbe stata senza lo spettacolo. Lo spettacolo è la backstory di Henry dopo l’infezione del Mind Flayer. Ma la stagione doveva funzionare a prescindere.”
Nonostante l’omissione del dialogo, la Stagione 5 è disseminata di riferimenti per i lore-hunter. La sequenza della caverna nel deserto scoperta da Holly è un richiamo diretto a una scena chiave dello spettacolo, dove viene mostrato il momento in cui Creel ottiene i poteri tramite una pietra dell’Abisso.
Inoltre, quando Max e Holly restano intrappolate nei ricordi di Creel nel 1959, vediamo Joyce parlare del musical scolastico Oklahoma, in cui recitava proprio Henry. È un easter egg raffinato: conferma che i Duffer non hanno ignorato il canone, hanno solo scelto di non esplicitarlo a parole per mantenere il flusso narrativo pulito per l’utente Netflix medio.
In sintesi: il buco di trama non esiste. Esiste solo una scelta registica di “accessibilità” per evitare che la serie diventasse un compito a casa troppo complesso per chi non è volato a Londra o Broadway.


