In un panorama editoriale in cui spesso le voci autentiche faticano a emergere, Bellissima di Yasmin Incretolli si impone con a forza di un urlo viscerale. Pubblicato da Pidgin Edizioni nel 2025, il romanzo breve – o meglio, la scheggia lirica che è – rappresenta un corpo narrativo scosso da brividi di desiderio, dipendenza e annientamento. Incretolli, già nota per la sua scrittura anticonvenzionale, affonda la lama nelle relazioni tossiche e nella ricerca identitaria di una protagonista tanto fragile quanto feroce.

Trama
Neve, all’anagrafe Irina, è una giovane donna ai margini: mezza italiana, mezza romena, vive in una Roma crepuscolare e decadente, fatta di locali notturni, incontri ambigui e abbandoni. Cresciuta con un senso di inadeguatezza profondo, Neve cerca amore dove c’è solo bisogno, e si offre senza filtri, nella speranza di essere riconosciuta, vista, forse salvata.
L’incontro con Loris – ragazzo magnetico, dai due occhi di colore diverso – sembra aprire uno spiraglio. Ma la relazione si rivela subito malsana, intrisa di violenza psicologica, dipendenza affettiva e ambiguità. Loris è il tipo di uomo che distrugge e al tempo stesso attrae, e Neve, nella sua fame di amore, accetta il patto tossico, diventando complice e vittima di un amore che sfibra, che toglie luce invece di offrirla.
“Visto che mi ha quasi uccisa, fermandosi appena in tempo, Pamela mi racconta che certe lontane civiltà associavano i demoni alle malattie. Ho immaginato che Loris, il cui aspetto è dell’altra epoca e le iridi, opposte nei toni, ricordano paradiso più inferno, possa incarnare lo spirito del pianto e del sangue pestato”.
Recensione
Bellissima è un romanzo che si legge con la gola stretta. Lo stile di Incretolli non concede tregua: è lirico, ellittico, fatto di frasi spezzate, neologismi e onomatopee che rendono l’esperienza quasi fisica. Non è una lingua necessaria, perché aderisce perfettamente al caos emotivo della protagonista. L’uso poetico del linguaggio, contaminato da slang, immagini violente e sprazzi onirici, crea una narrazione febbrile e pulsante.
La Roma descritta è notturna, sporca, marginale – più una condizione mentale che una geografia reale. I personaggi non sono costruiti psicologicamente in modo convenzionale: Neve non ha bisogno di giustificarsi, e Loris è una presenza più simbolica che concreta. Si tratta, più che di una trama, di un percorso interiore.
IL CORPO E L’IDENTITÀ
Uno degli elementi più potenti del romanzo è la rappresentazione del corpo femminile come campo di battaglia. Neve è consapevole della propria “bruttezza”, della propria imperfezione fisica, eppure desidera ardentemente essere chiamata “bellissima” – non tanto per vanità, ma per sentirsi vista, amata, riconosciuta. Incretolli intercetta con lucidità il desiderio di esistere attraverso lo sguardo dell’altro, e mostra come questo desiderio possa diventare una trappola.
Allo stesso tempo, il testo solleva domande su come la società marginalizzi chi non aderisce a un canone estetico, su come la provenienza e la lingua influenzino l’autopercezione. Neve è figlia di una doppia origine, parla un italiano che si rompe e si piega, esattamente come lei.
UN EQUILIBRIO INQUIETO
A colpire è anche l’inconsueto equilibrio tra brutalità e tenerezza. La narrazione si muove su un crinale instabile, dove la violenza diventa intimità e la dolcezza si trasforma in minaccia. In questo continuo slittamento, il lettore è chiamato a confrontarsi con un testo che non consola, ma che pretende attenzione, corpo, presenza.
“Aspetto l’ambulanza sul cordolo del marciapiede, sotto la pensilina di una fermata bus. Ci sono arrivata strisciando. Non riesco a camminare. Il mio corpo è gonfio e tumefatto. Le ginocchia sanguinano e ho un dolore cattivo nella pancia e nella testa”.
LA CITTÀ COME PSICHE
La Roma descritta è notturna, sporca, marginale – più una condizione mentale che una geografia reale. I personaggi non sono costruiti psicologicamente in modo convenzionale: Neve non ha bisogno di giustificarsi, e Loris è una presenza più simbolica che concreta. Si tratta, più che di una trama, di un percorso interiore.
“Questa è una favola moderna. Niente principi o principesse. Spogliarellista e tipo che ruba stemmi dei macchinoni. Non piango, scarico i polmoni. Stringe la gola. Sputa ‘nfaccia. Mi butta a terra. Ignoro cos’è successo dopo il cartone sulla fronte e il senso di cemento nella bocca”.
CONCLUSIONE
Bellissima non è un romanzo comodo, ma è un libro necessario. Yasmin Incretolli racconta l’amore nella sua forma più distorta e dolorosa, ma lo fa con un’intensità rara e una voce già pienamente formata. È un testo che brucia e lascia il segno, proprio come la relazione che racconta. In un mondo che tende a edulcorare la sofferenza, questo libro è un pugno poetico che costringe a guardare in faccia il dolore – e forse anche noi stessi.
“L’amore che mangia il cervello in tutta fretta, restituendo una miscela di confusione e disprezzo. È un potente stimolatore e ce l’ho nel sangue: il moltiplicatore. Perché io lo chiamo così l’amore: moltiplicatore“.
Potete trovare questo crudo e ipnotico libro QUI.
L’Autrice
Yasmin Incretolli è una scrittrice italiana nata nel 1994, considerata una delle voci più radicali e liriche della narrativa contemporanea. Cresciuta tra periferie urbane e universi interiori complessi, ha esordito giovanissima con Mescolo tutto, romanzo che ha attirato l’attenzione della critica per il suo stile sperimentale e per l’uso audace della lingua. La sua scrittura, al confine tra poesia e prosa, esplora temi come l’identità, il corpo, la marginalità e le relazioni disfunzionali.
Oltre ai romanzi, Incretolli ha collaborato con numerose riviste culturali e testate giornalistiche, dimostrando un interesse costante per le tematiche di genere, la letteratura queer e le esistenze liminali. Con Bellissima (2025), pubblicato da Pidgin Edizioni, conferma la sua cifra autoriale: uno stile frammentato, viscerale, potentemente emotivo. La sua voce, a tratti brutale e sempre autentica, si fa portavoce di un disagio generazionale che ha ancora molto da dire.


