Nella storia del cinema esistono svariati generi, uno dei più apprezzati dai fan è sicuramente il Kaiju Movie. Quelle pellicole che raccontano la storia di enormi mostri intenti a minacciare la sicurezza e il benessere del pianeta terra.
Uno dei caposaldi di questo genere è sicuramente il “dinosauro” giapponese, Godzilla. Nato nel 1954 dalla mente di Ishirō Honda come personificazione della furia della natura e del terrore nucleare egli rimane uno dei primi mostri cinematografici che il mondo ricordi. Oggi, grazie a Saldapress che ha deciso di pubblicare una nuova trilogia a fumetti del mostro, scritta da Frank Tieri, disegnata da Ángel Hernández e colorata da Heather Breckel possiamo rivivere le gesta del Kaiju e di tutti i suoi bizzarri “amici”.

Godzilla Hic Sunt Dracones III è un titolo assolutamente godibile e scorrevole, una di quelle letture di cui hai bisogno quando vuoi staccare il cervello e lasciarlo sul comodino. Attenzione però, questo non vuol dire che non sia un prodotto di qualità, anzi.
Bisogna essere bravi a saper scindere un buon prodotto d’intrattenimento da qualcosa fatta soltanto perché si deve o perché ci è stato commissionato. Una storia di alieni condita con un pizzico di società segrete e una spruzzata di cospirazioni, gli ingredienti sembrano esserci tutti per una pellicola degna degli anni 90 interpretato da Arnold Schwarzenegger o da Sylvester Stallone. Azione, esplosioni, navicelle spaziali e un eroe che deve salvare la sua famiglia e il suo pianeta grazie anche ad un aiuto inaspettatamente “GROSSO”.

La paura delle radiazioni e la rivalsa della natura
Il 1954, nemmeno dieci anni dopo quel maledetto 6 agosto del 1945.
Una ferita che tutt’oggi stenta a rimarginarsi, il motore di una quantità enorme di opere di denuncia e di sensibilizzazione verso gli orrori della guerra e in special modo verso l’atomica e la sua potenza distruttiva.
Ishirō Honda fece esattamente questo, creò un flagello apocalittico ad immagine e somiglianza degli odiati little boy e fat man che colpirono e uccisero migliaia e migliaia di persone. Le squame, i suoi raggi e la sua pelle rievocano tutti i traumi che il popolo giapponese ha vissuto ed ha ben impresso nella memoria.
Il ribollire delle acque del porto di Tokyo, la contaminazione di navi e del loro equipaggio (come successo nell’incidente del Daigo Fukuryū Maru, ulteriore motivazione per la creazione della pellicola) tutti tasselli che fanno del mostro una rivincita della natura.
Una forza inarrestabile che si scaglia contro quegli uomini talmente arroganti da pensare che la terra sia soltanto “roba loro”, una punizione per tutti quegli stolti.
È inutile tentare di fare mille congetture, la natura prima o poi presenta il conto.
Il Giappone è da sempre esposto ad una serie costante di calamità: terremoti, tsunami, tifoni, ecc… Malgrado ciò gli speculatori continuano a risparmiare sui materiali e quindi sulla sicurezza, prima o poi arriverà un altro dinosauro a reclamare tutto quello che appartiene a ciò che rappresenta.

La fascinazione dei mostri
Chi di noi non ha mai sognato di possedere o di voler vedere dal vivo un mostro? Chiunque, qualunque sia la sua forma, tascabile o meno. Nella cultura di massa siamo pieni di creature mostruose, siano essi benigni o maligni. Nemici di un dungeon o semplici boss finali di un videogioco, i loro utilizzi sono e possono essere molteplici. Probabilmente vorremmo che esistessero anche per proteggerci, oppure semplicemente per farli combattere tra di loro alla ricerca di quello leggendario. Le declinazioni sono infinite sta di fatto che in qualsiasi opera di fantasia da noi affrontata ne ricerchiamo la presenza quasi come se dovessimo essere noi, nei panni del protagonista, a doverlo poi sconfiggere una volta per tutte.
Tutto nasce dall’immedesimazione, vorremmo essere noi colui che vaga per le foreste magiche o scopre le rovine di un’antica civiltà così da poter salvare il pianeta dalla calamità che sta per incombere. Parliamoci chiaro, in un’opera di fantasia o che prenda spunto da quella che è o che è stata la realtà abbiamo necessità del nemico mostruoso. Qualcosa che trascenda l’umanità e che quindi riesca a far risaltare la nostra forza di volontà e la nostra resilienza.
Conclusioni
Non aspettatevi l’opera della vostra vita, quella lettura che vi rimarrà in mente per anni per via della sua profondità. Parliamo di un fumetto di puro intrattenimento, un qualcosa che vi farà passare un po’ di tempo in serenità e rilassati in poltrona.
Attenzione però, non sottovalutatela, nonostante tutto è estremamente godibile e sicuramente ne parlerete agli amici come di qualcosa di caciarone che, senza alcuna ombra di dubbio, merita una loro lettura.




