La première della terza stagione di House of the Dragon ha riacceso l’hype del fandom globale con una sequenza di guerra navale e aerea che si è già guadagnata lo status di instant classic (l’episodio è disponibile in Italia su Sky e in streaming su NOW). La regina Rhaenyra Targaryen (Emma D’Arcy) sperava che l’accordo stretto con Alicent Hightower (Olivia Cooke) potesse mettere la parola fine alla Danza dei Draghi e pacificare il Trono di Spade, ma la situazione è degenerata in tempi record. Senza fare troppi spoiler, “La Battaglia del Condotto” vista nella S3E1 è indubbiamente uno dei set piece d’azione più imponenti mai realizzati nell’universo televisivo di HBO. Ma basta questo per renderla la migliore di sempre? Ecco la nostra classifica dei più grandi scontri del franchise, includendo Game of Thrones, House of the Dragon e la recente A Knight of the Seven Kingdoms.
In breve
- La stagione 3 di House of the Dragon si apre con la titanica Battaglia del Condotto, uno scontro navale e aereo senza precedenti per il franchise.
- La nostra classifica valuta i 7 migliori scontri dell’universo televisivo basato sulle opere di George R.R. Martin, includendo le serie madre e i vari spin-off.
- La regia tecnica, la tensione emotiva e il peso narrativo sui personaggi sono i criteri chiave di valutazione.
- Al primo posto domina ancora la brutale Battaglia dei Bastardi, considerata all’unanimità un vero e proprio capolavoro televisivo.
7. Il Processo dei Sette ad Ashford Meadow (A Knight of the Seven Kingdoms)

Nello spin-off A Knight of the Seven Kingdoms, Ser Duncan l’Alto (Peter Claffey) si finge un cavaliere per partecipare al torneo di Ashford Meadow. Dunk ha un cuore d’oro, ma capisce ben poco delle logiche spietate della corte reale, finendo subito nel mirino della peggior nobiltà in circolazione. Quando il principe Aerion Targaryen (Finn Bennett) maltratta l’artista dorniana Tanselle (Tanzyn Crawford), Dunk interviene scatenando un disastro politico. La punizione stabilita dai Targaryen è un “Processo dei Sette”: un brutale scontro sette contro sette in cui sono gli dei a decretare il verdetto. Contro ogni pronostico, Dunk raduna altri sei cavalieri al suo fianco, incluso il saggio principe Baelor Targaryen (Bertie Carvel).
Questa sequenza (S1E7) chiude la classifica perché non è una vera e propria battaglia campale in puro stile Game of Thrones. L’obiettivo qui è chiudere lo spettatore nel POV claustrofobico di Dunk. Dalla visuale ostruita dell’elmo fino al delirio di sangue e fango, è più uno studio del personaggio che un blockbuster d’azione. Ha fatto il suo lavoro egregiamente, regalandoci uno scontro viscerale e una rivelazione finale straziante per il Continente Occidentale, ma manca della scala e dell’epicità che ci si aspetta dalle posizioni più alte.
6. La Battaglia di Riposo del Corvo (House of the Dragon)

La guerra civile dei Targaryen è diventata un conflitto militare a tutti gli effetti proprio a causa della Battaglia di Riposo del Corvo (S2E4). Ser Criston Cole (Fabien Frankel) stava mettendo a ferro e fuoco le Terre della Corona in nome del re Aegon II (la fazione dei Verdi), costringendo Lord Simon Staunton (Michael Elwyn) a implorare l’aiuto della regina Rhaenyra (i Neri). Per non rischiare la vita della regina, la principessa Rhaenys Targaryen (Eve Best) interviene a cavallo del suo drago, Meleys. Ad attenderla al varco c’è però l’imboscata di Aemond con la mostruosa Vhagar, rovinata solo dall’ingresso a sorpresa di un ubriaco e superbo Aegon a bordo di Sunfyre.
Sulla carta aveva tutti gli ingredienti giusti: corse contro il tempo, tradimenti tattici e conseguenze brutali. Tuttavia, l’esecuzione tecnica ha lasciato a desiderare. La CGI dei draghi in alcuni frangenti è risultata posticcia, e le coreografie aeree non hanno brillato per dinamismo. Un personaggio iconico come Rhaenys meritava un’uscita di scena tecnicamente più solida di questo scontro di metà stagione.
5. La Battaglia di Grande Inverno / La Lunga Notte (Game of Thrones)

Per otto stagioni abbiamo aspettato la resa dei conti contro il Re della Notte e il suo esercito di Estranei. Quel momento è arrivato a Grande Inverno (S8E3). Gli Stark, gli Arryn, una manciata di Lannister, Jon Snow (Kit Harington) e Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) uniscono le forze con due draghi e un’armata colossale. Nonostante l’impiego massiccio di truppe, il costo in vite umane è altissimo (perdiamo Lyanna Mormont, Jorah Mormont, Theon Greyjoy e Beric Dondarrion), fino all’attacco decisivo di Arya Stark (Maisie Williams) armata della sua daga in acciaio di Valyria.
È la produzione più lunga, complessa e costosa dell’intera serie madre. Eppure, è anche una delle più criticate. La regia di Miguel Sapochnik ha puntato su una palette cromatica talmente scura da rendere l’azione letteralmente invisibile su gran parte degli schermi domestici. Una delusione tecnica che ha fatto da apripista alle pesanti critiche rivolte al finale di Game of Thrones.
4. La Battaglia del Condotto (House of the Dragon)

Quando Aemond (Ewan Mitchell) prende il potere, intensifica subito le manovre contro i Neri. Il Maestro del Conio dei Verdi, Tyland Lannister (Jefferson Hall), si allea con la flotta pirata della Triarchia guidata da Sharako Lohar (Abigail Thorn) per tendere un’imboscata navale a Lord Corlys Velaryon (Steve Toussaint). Il risultato è la Battaglia del Condotto (S3E1), il primo vero blockbuster navale del franchise, arricchito da intricate coreografie con i draghi.
Il regista Loni Peristere (già firma della formidabile Semina Rossa nella seconda stagione) alza l’asticella per HBO. Anche se mancano i protagonisti assoluti della serie, lo scontro esalta un cast corale formidabile: da Jacaerys (Harry Collett) a Baela Velaryon (Bethany Antonia), fino a Rhaena Targaryen (Phoebe Campbell) che fa il suo debutto fiammante sul drago selvaggio Rubapecore (Sheepstealer). Una complessità produttiva e visiva che fa schizzare l’hype alle stelle e proietta l’episodio dritto nella storia del network.
3. La Battaglia delle Acque Nere (Game of Thrones)

Se la prima stagione aveva evitato grossi scontri sul campo per ragioni di budget, la seconda ci ha regalato la prima vera guerra su scala cinematografica. Stannis Baratheon (Stephen Dillane) assalta Approdo del Re con la sua flotta, guidata da Davos Seaworth (Liam Cunningham), per usurpare il trono di Joffrey Baratheon (Jack Gleeson). La difesa della città è nelle mani strategiche di Tyrion Lannister (Peter Dinklage).
Diretta da Neil Marshall, la penultima puntata della seconda stagione (S2E9) rimane un manuale su come si gira un assedio medievale. L’azione è sporca, frenetica, eppure sempre leggibile. La vera forza dell’episodio risiede nella zona grigia morale: il pubblico è in ansia per i personaggi su entrambi i fronti. L’iconica esplosione di altofuoco e il ribaltamento di fronte finale la consacrano tra le perle indiscusse di Game of Thrones.
2. La Battaglia del Castello Nero (Game of Thrones)

Jon Snow ha passato mesi a infiltrarsi tra i Bruti oltre la Barriera, conoscendo il re Mance Rayder (Ciarán Hinds) e innamorandosi di Ygritte (Rose Leslie). Il suo inevitabile ritorno ai Guardiani della Notte porta a uno scontro massiccio quando l’esercito dei Bruti attacca simultaneamente il Castello Nero e il fronte Nord.
Ancora una volta, Neil Marshall (S4E9) fa miracoli con la regia. L’assalto su più fronti è logisticamente impressionante, ma è il peso emotivo a fare la differenza: Jon Snow è costretto a combattere contro la sua famiglia adottiva per difendere i suoi giuramenti. L’integrazione di giganti, mammut e minacce mistiche è gestita con una credibilità e una gravità che la serie farà fatica a replicare nelle stagioni successive.
1. La Battaglia dei Bastardi (Game of Thrones)

Nessun villain è mai stato odiato e amato dal pubblico come Ramsay Bolton (Iwan Rheon). Sociopatico, sadico e astuto, rappresenta il riflesso oscuro di Jon Snow: un bastardo che cerca la grandezza piegando il mondo al suo volere tramite terrore e sangue. Il loro scontro (S6E9) per la riconquista di Grande Inverno era il culmine narrativo che tutti aspettavano.
Diretta da Miguel Sapochnik (qui in stato di grazia assoluto, prima del passo falso de La Lunga Notte), la Battaglia dei Bastardi è la perfezione televisiva. Dai giochi psicologici di Ramsay fino all’epica e claustrofobica ressa di corpi in cui Jon rischia di soffocare, ogni inquadratura è magistrale. La tensione è asfissiante, il rilascio catartico. Premiata con una pioggia di Emmy, rimane a tutt’oggi il punto più alto mai toccato dalla serialità fantasy, il metro di paragone con cui House of the Dragon e qualsiasi altra serie di genere dovrà sempre misurarsi.


