La casa editrice Nutrimenti presenta Il finimondo, l’ultimo romanzo dello scrittore italiano Antonio Moresco. Pubblicata originariamente da Tetra nel 2022 in una prima versione breve, l’opera si sviluppa come un reportage in cui l’autore stesso, nel ruolo di protagonista, conduce un’indagine surreale nella città dei morti, offrendo al lettore una profonda riflessione sulle derive tecnologiche, politiche e sociali che stanno consumando il nostro pianeta.

Trama
Salsa, il capocultura di un neonato quotidiano intitolato Il finimondo, affida ad Antonio Moresco un’esclusiva mondiale: recarsi come inviato speciale nella città dei morti per raccontare cosa accade dall’altra parte. Senza troppe spiegazioni su come ci sia arrivato, Moresco si ritrova così a esplorare una sterminata e sovraffollata metropoli ultraterrena, dove il tempo si è azzerato e le epoche storiche convivono.
Taccuino alla mano, l’autore si addentra in questo non-luogo, dando vita a una serie di incontri e interviste paradossali con figure storiche, leggendarie e icone della cultura pop: Freud, che non vuole più come paziente Maradona perché gli ha sfondato il divano; Dante, che vive insieme a una ballerina di carta in fiamme; Pasolini, che gioca a pallone con un gruppo di ragazzini, e Pinocchio, che decide di volare insieme a lui sulle spalle di Superman. Vi è spazio anche per leader ed esponenti del potere economico e politico, come Hitler, che vaga tormentato dai fantasmi delle vittime della Shoah, o Donald Trump ed Elon Musk, intenti a progettare l’aldilà secondo le logiche capitalistiche.
Quello che si presenta come un gioco letterario grottesco si trasforma ben presto in un reportage sempre più cupo. Attraverso i dialoghi con i defunti, l’autore ci fornisce una visione negativa del presente, in cui l’umanità sta scivolando sempre più verso l’apocalisse, guidata da una profonda pulsione di morte alimentata da guerre, consumismo e tecnologia.
In questo momento sono qui, in mezzo a voi, i cosiddetti vivi. Mi guardo attorno: le solite piazze, le solite strade, le solite auto lanciate, guidate da vivi che sembrano morti, mentre nell’altra città erano guidate da morti che sembrano vivi…
Recensione
Chi non ha mai sognato, almeno una volta, di scambiare due chiacchiere con i propri idoli politici, letterari o culturali? Antonio Moresco trasforma questo desiderio in realtà nel suo romanzo Il finimondo, radunando tutte le figure che hanno segnato il suo percorso, nel bene e nel male, all’interno di un’immensa e spettrale città dei morti.
Lontano dai classici scenari religiosi o mitologici, l’aldilà descritto da Moresco è una metropoli sterminata e in continua espansione, dove il tempo non esiste più e tutte le epoche storiche si fondono. È l’autore stesso a raccontarcela così: «…senza un centro, o meglio con dei centri che deflagrano continuamente e danno vita a sempre nuovi centri… ci sono impalcature e cantieri dappertutto, perché questa città, o meglio queste galassie di città si ingrandiscono continuamente…». Questa scelta narrativa permette a Moresco di riflettere sulla memoria e sulla letteratura. Personaggi reali, come Garibaldi, e personaggi di fantasia, come Pinocchio o Superman, convivono nello stesso spazio, a dimostrazione che l’immaginario umano e i suoi miti sono l’unica vera traccia indelebile che ci lasciamo alle spalle.
Il vero motore del romanzo risiede proprio nei dialoghi che Moresco intreccia con le anime dell’aldilà; conversazioni che sfociano spesso in una critica feroce contro i problemi tecnologici, politici e sociali che stanno distruggendo il nostro pianeta. Attraverso le voci dei defunti emerge un’unica, drammatica realtà: l’umanità è mossa da una profonda “pulsione di morte“. Il mondo dei vivi appare dominato da una spinta cieca verso il baratro, alimentata da guerre continue, nazionalismi feroci e da un consumismo sfrenato che sta esaurendo le risorse della Terra. L’apocalisse, ovvero il finimondo, non è un evento futuro, ma un processo lento e silenzioso già in atto.
In questa gigantesca metropoli, però, non si muovono solo i fantasmi della storia. Ci sono anche i padroni del nostro presente, come Elon Musk e i re del tech, che non si accontentano più di dominare il mondo reale: nel libro, la loro fame di potere punta a colonizzare e privatizzare persino lo spazio liquido del regno dei morti. È qui che Moresco sferra i suoi colpi più duri, criticando la cecità dell’intelligenza artificiale e la riduzione dell’individuo a puro algoritmo economico. Infine, i confronti con i leader del passato, da Hitler a Che Guevara, mostrano il fallimento definitivo delle grandi utopie del Novecento, oggi rimpiazzate da una politica grottesca, autoritaria e ridotta a puro spettacolo.
Con Il finimondo, Antonio Moresco firma un libro potente che non lascia indifferenti. Nonostante la complessità di alcuni temi trattati, la struttura in stile diario di viaggio e la scelta di capitoli brevi dal taglio giornalistico rendono la lettura più scorrevole. Gli accostamenti paradossali (basti pensare a Freud che bisticcia con Maradona) divertono e regalano una chiave di lettura originalissima. Allo stesso tempo, però, il tono cupo e a tratti catastrofista potrebbe disorientare chi, in mezzo a tanto caos, cerca disperatamente un barlume di speranza. Il romanzo lancia un grido d’allarme potentissimo ma non offre un finale consolatorio. L’autore non indica una via d’uscita, ma sceglie di metterci brutalmente davanti alla realtà: spetta a noi, partendo dagli spunti di riflessione del libro, trovare la forza di cambiare le cose nel nostro piccolo.
L’unica vera nota stonata riguarda la gestione delle figure femminili. I pochi personaggi presenti sono infatti confinati in una stanza, intenti a dondolarsi su delle altalene senza interagire con l’autore. Il loro quasi silenzio è un’occasione sprecata, perché il loro punto di vista avrebbe arricchito il testo, specialmente nel dialogo con l’autore-protagonista che dichiara apertamente di stimarle. Ci si chiede cosa abbia spinto Moresco a questa scelta, ma il libro non offre alcuna spiegazione.
Il finimondo è un’opera provocatoria e profondamente politica, consigliata a chi ama la letteratura d’avanguardia e le narrazioni allegoriche. Se cercate invece una lettura rassicurante o una trama lineare, l’impatto potrebbe essere l’esatto contrario.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Antonio Moresco (Mantova, 30 ottobre 1947) è uno scrittore, saggista e drammaturgo italiano. Dopo anni di rifiuti editoriali, ha esordito nel 1993 con Clandestinità, imponendosi all’attenzione di critica e pubblico per la forza della sua scrittura, che rifiuta il realismo tradizionale per esplorare territori mitici e ultraterreni. Tra le sue opere principali spicca la monumentale trilogia Giochi dell’eternità (composta da Gli esordi, Canti del caos e Gli increati) e il celebre romanzo breve La lucina. Con Il finimondo, l’autore si conferma un instancabile indagatore delle derive della nostra epoca, muovendosi con la consueta potenza espressiva tra la satira grottesca e la riflessione filosofica. Il romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Nutrimenti in una nuova versione completamente rivista e ampliata.



