Il mostro di Roma – Il caso Girolimoni di Alessandro Gorza è uno dei titoli di spicco della nuova collana Ner900 di Giunti Editore, curata da Gianni Biondillo. Questa serie, dedicata ai grandi misteri e ai crimini irrisolti del Novecento, riporta alla luce vicende oscure e drammatiche della storia italiana. Gorza ci conduce nella Roma degli anni ’20, in pieno regime fascista, per raccontare il tragico caso di Gino Girolimoni, un uomo innocente accusato ingiustamente dei crimini efferati commessi da un uomo disturbato che rapiva, violentava e uccideva bambine. In questa storia di orrore e ingiustizia, emerge anche la figura di un poliziotto coraggioso, Giuseppe Dosi, che lottò contro il sistema per far emergere la verità.

Trama
Nella Roma fascista degli anni ’20, una serie di atroci crimini sconvolge la capitale: le bambine vengono rapite, violentate e uccise da un uomo disturbato. La città vive nel terrore, e il regime fascista, determinato a mantenere il controllo e l’apparenza di ordine, spinge le autorità a trovare rapidamente un colpevole.
Gino Girolimoni, un fotografo romano senza alcun legame con i crimini, diventa il bersaglio perfetto. Accusato senza prove concrete, viene travolto da una campagna mediatica feroce orchestrata dal regime. Tuttavia, il commissario Giuseppe Dosi, un investigatore brillante e meticoloso, comincia a dubitare della sua colpevolezza e avvia un indagine indipendente.
Dosi scopre che le prove contro Girolimoni sono inconsistenti e individua un sospetto più credibile, un cittadino britannico con un passato inquietante. Nonostante le sue scoperte, le autorità incapaci di ammettere errori, scelgono di insabbiare le sue indagini. Dosi viene sollevato dal caso e, per il suo ostinato tentativo di portare alla luce la verità, subisce pesanti conseguenze: non solo viene arrestato, ma è anche rinchiuso nel padiglione psichiatrico dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Roma, un atto volto a screditarlo e a distruggere la sua reputazione.
Girolimoni verrà infine dichiarato innocente, ma la sua vita sarà irrimediabilmente segnata, mentre il vero colpevole non verrà mai punito. Dosi, invece, rimarrà un simbolo di integrità e coraggio in un sistema dominato dall’ingiustizia e dalla manipolazione.
“Ancora, a volte, nella notte più buia padri e madri si svegliano col cuore in gola, perché quell’ombra che può assumere mille facce e mille volti e ha riempito pagine terribili non se n’è mai andata, né mai se ne andrà. Come l’uomo nero, il mostro popola fantasie e incubi spaventosi. Lo ha sempre fatto e non smetterà di farlo mai”.
Recensione
Con Il mostro di Roma – Il caso Girolimoni, Alessandro Gorza realizza un’opera che unisce la precisione della ricerca storica alla forza narrativa, raccontando una vicenda che ancora oggi scuote le coscienze. L’autore descrive con sensibilità e lucidità non solo la brutalità di un uomo disturbato che rapiva, violentava e uccideva bambine innocenti, ma anche la ferocia di un sistema disposto a sacrificare vite umane per nascondere le proprie falle.
“È il 31 marzo 1924 e Roma ancora non sa di stare scivolando in un incubo che correrà su due binari: quello alla luce del sole della vittoria fascista alle elezioni del 6 aprile, le ultime multipartitiche prima della dittatura, e quello buio, nascosto nei vicoli di una città fatta di quartieri popolari poveri come mille anni prima, ancora lontana dalla conquista delle campagne e dalla proiezione verso il cemento che verrà di lì a pochi decenni. Quello di un mostro a caccia di bambine”.
“La paura infetta Roma come una malattia contagiosa: nessun luogo è più sicuro, non solo le strade, ma nemmeno le case. E tutti possono essere colpevoli, soprattutto quelli strani, quelli brutti, gli storpi, i dementi. Non importa se le descrizioni parlano sempre e sempre di un uomo elegante con il cappello: la folla ha sete di sangue ed è pronta a sbranare la sua vittima”.
“Roma cresce e ancora non sa cosa la attende: non la Wehrmacht nelle strade, non i rastrellamenti. Non le leggi raziali che arriveranno di lì a poco: gli ebrei romani continuano a fare affari in città. Non sanno che tra poco i loro amici industriali li tradiranno, li venderanno”.
La figura di Giuseppe Dosi aggiunge un ulteriore livello di profondità al racconto. Gorza dipinge il ritratto di un uomo coraggioso e brillante, che non si piega davanti alla corruzione e all’arbitrarietà del potere. La sua lotta per la varietà, però, gli costa caro: il suo arresto e l’internamento nel padiglione psichiatrico dell’ospedale Santa Maria della Pietà di Roma mostrano fino a che punto il regime fosse disposto a spingersi per difendere la propria immagine. Questo episodio, forse tra i più drammatici del libro, evidenzia la crudeltà e la disumanità di un sistema che puniva chiunque osasse mettersi contro di esso.
“E, così, Giuseppe Dosi si trova, nel maggio del 1927, a passeggiare per le vie di Capri. Qualche mese prima, a gennaio, sull’isola è arrivato un altro uomo che presto incontrerà, un pastore inglese quasi settantenne: si chiama Ralph Lyonel Bridges. Vive a Roma, in via Po. Alto, snello, baffi a spazzola biondicci, occhiali tondi a stanghetta. È atletico, dimostra vent’anni meno dei suoi, ma, soprattutto, ha una peculiarità che lo costringe a spostarsi spesso: gli piacciono le bambine”.
“Gino Girolimoni è allegro, simpatico, ha la chiacchiera facile e arguta. Non ama legarsi troppo alle cose, gli piace lavorare da indipendente e non avere una famiglia da cui dover tornare la sera. Conosce tanta gente e sa usare i suoi contatti, ma non è mai meschino, mai ferirebbe per suo tornaconto. Ha tanti amici e nessuno che gli vuole male, pensa Gino Girolimoni. È per questo che proprio non capisce che cosa ci faccia, ora, in quella macchina scura con le manette strette ai polsi”.
Lo stile di Gorza è fluido e coinvolgente, capace di trasportare il lettore nella Roma del Ventennio fascista e di far emergere le contraddizioni di un’epoca in cui l’apparenza contava più della giustizia. L’autore riesce a raccontare una vicenda cruda e dolorosa senza mai cadere nel sensazionalismo, mantenendo il focus sulle responsabilità sociali e politiche.
GIUSEPPE DOSI E IL CASO GIROLIMONI NELLA CULTURA POPOLARE
Giuseppe Dosi è una figura emblematica di un uomo che, pur cercando la verità in un contesto segnato dalla corruzione e dalla repressione fascista, subisce pesanti conseguenze. La sua ostinazione nel voler smascherare l’errore giudiziario che stava distruggendo la vita di Gino Girolimoni lo portò a sfidare apertamente il sistema. In un periodo in cui l’apparenza e l’obbedienza al regime erano fondamentali, Dosi rappresenta il coraggio e la lotta per la giustizia, ma anche la triste consapevolezza che la verità non sempre trionfa. Dopo il suo arresto e l’internamento nel padiglione psichiatrico dell’ospedale Santa Maria della Pietà, Dosi divenne un simbolo di quelle vittime della macchina burocratica fascista, che usava la psichiatria come strumento di controllo e discredito per chi osava sfidarla.
Il suo destino, segnato dalla lotta per la verità, è il cuore pulsante di un caso che ha scosso profondamente la società dell’epoca e che ha avuto ripercussioni anche negli anni successivi. La figura di Dosi, e la sua determinazione a perseguire la giustizia, rimane un potente esempio di integrità in un periodo di grande oscurantismo.
Parallelamente, il caso Girolimoni, e la figura di Girolimoni stesso, sono stati trattati in diversi contesti culturali, tanto nei media dell’epoca quanto nella cultura popolare successiva. L’uso del termine “mostro” per descrivere Girolimoni è stato un espediente mediatico volto a costruire un colpevole facilmente identificabile, su cui scaricare le colpe di crimini atroci. Questo processo di demonizzazione ha influenzato la percezione collettiva del caso, anche se la sua innocenza è stata dimostrata anni dopo. Nella cultura popolare, Girolimoni è diventato il simbolo di un errore giudiziario che, purtroppo, ha trovato terreno fertile per alimentare miti e storie distorte.
Anche se Girolimoni è stato riabilitato legalmente, la sua figura ha continuato a vivere nelle narrazioni dei libri, film e documentari, che hanno ripreso e amplificato la sua storia. In molti di questi racconti, Girolimoni è stato ritratto non solo come vittima di un errore, ma come un personaggio tragico che incarna le ingiustizie di un’epoca. La sua rappresentazione, sebbene più accurata nel tempo, continua ad essere una testimonianza di come la verità possa essere distorta dalla narrativa collettiva e di come un caso giudiziario possa trasformarsi in mito, a scapito della realtà.
CONCLUSIONE
Il mostro di Roma – Il caso Girolimoni è un libro che scuote e fa riflettere, non solo su un’ingiustizia storica, ma anche sulla pericolosità del pregiudizio e della manipolazione di potere. La figura di Giuseppe Dosi, con il suo coraggio e la sua resilienza, emerge come un faro di speranza in una storia di orrore e oppressione. Un’opera imprescindibile per chiunque voglia conoscere uno dei capitoli più oscuri della storia italiana e riflettere sulle dinamiche che, purtroppo, sono ancora tristemente attuali.
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L’Autore
Alessandro Gorza nasce in Veneto e vive a Milano. Ama le birre scure, la musica rock ad alto volume e i film horror anni Ottanta. Pensa che Stephen King sia il più grande scrittore vivente e si definisce “un tipo poco raccomandabile”. Ha pubblicato i suoi racconti su Wertheimer e NazioneIndiana.


