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NerdPool > Blog > Libri > LA PORTA di Georges Simenon: recensione
Libri

LA PORTA di Georges Simenon: recensione

Michela Battista
29 Luglio 2024
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6 Min
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Una discesa nella mente di un uomo e delle sue ossessioni: questo è La porta di Georges Simenon. Questo piccolo ma intenso romanzo, uscito per la prima volta nel 1962, è stato pubblicato da Adelphi nel 2024 nella traduzione è di Laura Frausin Guarino.

Trama

Bernard Foy è un uomo invalido: in guerra una mina gli è scoppiata tra le mani ed egli ha perso inevitabilmente entrambi gli arti. Vive a Parigi con sua moglie Nelly ed è lei la lavoratrice della famiglia che esce di mattina per andare in ufficio mentre il marito la aspetta a casa, fa la spesa e cucina. Si tratta di una situazione anomala per gli anni Sessanta – quando all’incirca è ambientato il romanzo – e Bernard la vive con dolore, poiché sente di aver privato la moglie di una vita vera e piena, costringendola per sempre ad occuparsi di un invalido e a farsi vedere in giro con un uomo le cui protesi attirano gli sguardi di chiunque per strada.

La storia raccontata da Simenon è molto semplice: pochi altri personaggi oltre la coppia vengono giusto citati come esterni con una qualche influenza nelle vicende; tutto in realtà si svolge nelle quattro mura della piccola casa di Bernard e Nelly e, ancor di più, tutto si svolge nella testa di Bernard. L’uomo è infatti ossessionato dalla gelosia nei confronti di sua moglie, che è una donna bella ed affascinante, che gli uomini possono desiderare. Lei lavora, incontra un mondo che lui non conosce e mai conoscerà, chiuso in casa com’è a causa della sua invalidità. A peggiorare la situazione, entra in gioco un’amica di Nelly, che quotidianamente chiede alla donna alcuni favori per suo fratello Mazeron, che vive in un appartamento qualche piano sotto la coppia e si occupa di illustrazioni. Le visite di Nelly al giovane artista mandano fuori di testa Bernard, già geloso patologicamente di natura, a maggior ragione perché anche Mazeron è un invalido e può necessitare come lui delle cure della sua Nelly.

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“Vivo un po’ per interposta persona… Tu vai… Vieni… Vedi gente, strade, animazione… Quando torni a casa ne sei tutta impregnata… Io mi dico che una parte è grazie a me, perché non ti condanno a fare tutto il tempo l’infermiera… In fondo sono molto egoista… […] A forza di pensare a me stesso, a noi, ho finito per conoscermi bene…”

Recensione

L’ossessione di un uomo, il suo scivolare nella follia: è questo La porta.

Simenon è grado come pochi di trascinare il lettore nella psiche umana: pagina dopo pagina, non si può fare a meno di sentirsi travolti dal vortice della progressiva pazzia del protagonista. Bernard passa le giornate alla finestra ad osservare le vite degli altri, conosce a menadito i rumori di ciascun abitante del palazzo e le abitudini dei vicini. Bernard soffre per la sua condizione di invalido, perché si sente un “uomo a metà”, non corrispondente all’ideale virile che la società dell’epoca – ma anche odierna, purtroppo – vorrebbe e, proprio per questo, crede inevitabile il tradimento di sua moglie. Nelly, dal canto suo, sembra la “moglie perfetta”, del tutto dedita al marito e alla vita familiare. Simenon si concentra prevalentemente sull’interiorità tutta sconvolta di Bernard e poco dice della moglie, ma di tanto in tanto emergono alcuni fulminei pensieri di Nelly, che la fanno apparire esasperata, triste e in trappola dentro i ragionamenti contorti e le ossessioni del marito.

È impossibile staccarsi da queste pagine, perché si è totalmente catapultati nella testa di Bernard, ci si sente intrappolati dalle sue domande ossessive, gli si vorrebbe solo urlare di smetterla, proprio come vorrebbe fare Nelly, che però non è ha il coraggio, perché teme di sconvolgerlo ulteriormente.

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Più si va avanti, più il circolo vizioso della mania va avanti, più sembra prospettarsi un finale drammatico. In ogni caso, il finale mi ha lasciata sorpresa e sicuramente è stato diverso rispetto a ciò che la storia prospettava. Anche qui, l’autore ha saputo sorprendere.

Incredibile come un romanzo quasi privo di trama possa essere così magnetico e ricco di spunti.

Potete trovare il libro QUI.

L’autore

Georges Simenon, autore incredibilmente prolifico, tanto da aver scritto centinaia di romanzi, è nato a Liegi, in Belgio, nel 1903 e morto a Losanna, in Svizzera, nel 1989.

Famoso soprattutto per aver inventato il commissario di polizia francese Jules Maigret, Simenon ha però scritto anche molto altro, spesso intrecciando l’indagine psicologica al genere del noir e del giallo.

QUI per la recensione di La prigione, recentemente pubblicato da Adelphi.

ARGOMENTI:AdelphilibriRecensione
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