Quando migrano, gli uccelli sanno dove andare è il nuovo romanzo di Usama Al Shahmani, edito da Marcos y Marcos. Ci racconta il viaggio nella memoria di un uomo iracheno che ha dovuto lasciare il suo amato paese per salvarsi dalla dittatura di Saddam Hussein.

Trama
Dafer è un uomo iracheno che vive in Svizzera da quasi vent’anni, lavora in un ristorante italiano e non si è mai sposato. Sandro, il suo datore di lavoro, lo mette in ferie forzate in quanto il ristorante dev’essere ristrutturato. In quei giorni di riposo, tra letture e gite in montagna, Dafer ripercorre con la mente la sua vita fin dall’infanzia.
La sua è una famiglia modesta che abita nel sud dell’Iraq. La vita di tutti cambia drasticamente con il colpo di stato del 1968 e la successiva instaurazione della dittatura di Saddam Hussein. Dafer è solo un bambino, ma ricorda benissimo in che modo le regole mutarono, come per esempio il fatto che non si poteva più giocare con le bambine o che si iniziò a mangiare per terra.
Dafer cresce in questo clima di terrore e, nonostante lui sia contrario al regime, non può esprimere le sue idee perché rischierebbe di finire in prigione o di essere giustiziato. Le scrive però su fogli che poi brucia in continuazione. Mentre frequenta l’università, condivide il suo pensiero in gran segreto con un gruppo di ragazzi, che lo convincono a mettere in scena una pièce teatrale che aveva scritto contro il regime. Gli amici di Dafer vengono arrestati, mentre lui riesce a scappare prima perché viene informato tempestivamente.
“Morire fuggendo dal dittatore equivaleva a morire in libertà..”
Inizia così un viaggio verso l’ignoto che lo porterà, dopo tante peripezie, in Svizzera. La sua vita da rifugiato non è alquanto semplice: gli alloggi sono terribili, a volte dei veri e propri bunker, e deve condividere il tutto con persone estranee. Dopo un paio d’anni riesce a trovare lavoro in un’impresa di pulizie dove conosce Sandro. Sarà lui a dargli un lavoro stabile e a farlo sentire finalmente parte di un contesto sociale. La natura lo conforta tanto quanto la lettura e la scrittura. Sono i luoghi dove si sente libero di essere completamente se stesso.
“Camminare e scrivere erano diventati il suo conforto e il suo atto d’accusa contro la fuga dalla patria, nella quale, anche dopo tanti anni, era costretto a tacere”
Sebbene si trovi bene in Svizzera, il suo pensiero è rivolto sempre alla sua terra d’origine e alla sua famiglia che risiede ancora lì. Saddam è ormai morto ma la situazione politica in Iraq non è alquanto stabile. Un ultimo viaggio in terra irachena gli permetterà di fare i conti con il suo passato, con l’obiettivo di ritrovare pienamente se stesso in terra natìa.
“Rinnovati come un fiume. Cerca gli inizi, in ognuno c’è una speranza e in ogni speranza ci sono molte porte. Va’ nei luoghi che ami”
Recensione
Ispirato alla sua vita e alla sua fuga dall’Iraq, l’autore ci racconta come l’esistenza di una persona possa mutare drasticamente a causa di scelte personali o dettate dagli altri. La vita del protagonista cambia due volte: la prima con l’instaurazione della dittatura e la seconda con la fuga verso l’Europa.
La sua è una critica al governo iracheno, colpevole di aver soffocato la popolazione con una propaganda continua e un controllo maniacale di tutti gli aspetti della società. A rimetterci sono state specialmente le donne, che vengono trattate come oggetti di proprietà dagli uomini. La storia dell’amica della nonna, costretta a lasciare la sua amata terra per difendere la sua indipendenza, è molto toccante. La sua critica si rivolge anche contro il sistema per i rifugiati in Svizzera. Non tutti gli alloggi sono puliti, a volte la gente è costretta a dormire in bunker o ammassati in camerate. Certo, l’autore ringrazia l’enorme sostegno che il governo svizzero gli ha dato, in quanto gli ha permesso di lavorare e di scrivere. Quello che chiede è solo un trattamento più umano.
La storia di questo romanzo è molto interessante e scritta bene. L’unico difetto sta nel fatto che è terribilmente breve. Molte parti sono solo accennate, specialmente la sua adolescenza in Iraq. Lo ritengo un peccato, in quanto al lettore farebbe piacere esplorare quella parte della vita del protagonista, oltre che conoscere più approfonditamente le condizioni del popolo iracheno sotto la dittatura. Sarebbe interessante chiedere all’autore i motivi, forse è voluto poiché è un ricordo troppo doloroso da riaffiorare oppure perché è stato scritto fin troppo su Saddam negli ultimi decenni. Rimaniamo con il lecito dubbio.
Potete trovare il libro qui
Autore
Nato a Bagdad nel 1971, Usama Al Shahmani si è dedicato alla letteratura e alla poesia araba, pubblicando alcuni saggi. Si è rifugiato in Svizzera anche a causa di una pièce teatrale che criticava aspramente il regime iracheno. Nel 2018 ha pubblicato “In terra straniera gli alberi parlano arabo” e si è conquistato la menzione speciale dell’Associazione librai quale uno dei migliori libri dell’anno. Questo romanzo è la sua quarta pubblicazione.


