Senso è il racconto più famoso di Camillo Boito, nonché pilastro della letteratura decadente che, grazie alla casa editrice Bibliotheka, torna oggi in libreria in una edizione fedele alla Treves del 1883, rivista solo nell’uso degli accenti e della punteggiatura.

TRAMA
La storia segue la contessa Livia, una nobildonna veneziana che vive una vita agiata e rispettabile, in piena Terza guerra d’Indipendenza del 1866. Durante l’occupazione austriaca, si infatua di Remigio Ruz, un giovane ufficiale dell’esercito imperiale. La passione spingerà la donna a tradire non solo il marito e i propri ideali patriottici, ma a compiere una scelta rovinosa che la trascinerà in una spirale di degradazione, gelosia e autodistruzione.
La passione non è nobile; la passione è una malattia che ci rende ridicoli agli occhi degli altri e ciechi di fronte a noi stessi.
RECENSIONE
Il cuore pulsante della novella è l’irrazionalità del desiderio. Senso non è solo la cronaca di un amore proibito, ma è il ritratto dell’egoismo umano e del modo in cui le passioni possano trasformare individui in marionette dei propri impulsi. Boito, infatti, esplora come l’attrazione fisica possa annientare completamente la razionalità di una donna colta che, deliberatamente, abdica alla ragione in favore di un senso che la imprigiona e annichilisce.
A differenza dei romanzi risorgimentali del periodo, Boito sposta lo sguardo sull’ambiguità, di cui l’ufficiale Remigio è emblema: non è un eroe romantico, ma un opportunista che sfrutta la contessa, incarnando il cinismo di un impero giunto ormai al tramonto.
Il linguaggio usato dall’autore è ricercato, le descrizioni sono pittoriche e il ritmo della narrazione è controllato e quasi monotono. La voce narrante di Livia, che ripercorre la sua storia in un memoire, conferisce al testo un tono di confessione cruda e priva di autocommiserazione.
L’AUTORE
Camillo Boito (1836–1914) è stato architetto, critico d’arte e letterato. Fu esponente dell’Eclettismo nel restauro critico dei monumenti: sosteneva che ogni intervento dovesse essere riconoscibile, rispettando l’autenticità storica ed evitando ricostruzioni in stile.
Dal punto di vista letterario, si inserì nel filone di quella Scapigliatura milanese che guardava con disillusione al Romanticismo per esplorare le ombre della psiche umana.
Oltre a Senso, noto anche grazie al celebre adattamento cinematografico di Luchino Visconti e alla libera interpretazione di Tinto Brass, scrisse diverse raccolte di racconti come Storielle vane (1876) e Storielle lette (1887).
Si spense a Milano nel 1914, lasciando un’eredità che ancora oggi è ponte tra la teoria dell’architettura e le inquietudini della letteratura tardo-ottocentesca.



