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NerdPool > Blog > Libri > A MILLE MIGLIA DA KENSINGTON di Muriel Spark: recensione
Libri

A MILLE MIGLIA DA KENSINGTON di Muriel Spark: recensione

Ilaria Derosa
8 Luglio 2026
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9 Min
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8
A MILLE MIGLIA DA KENSINGTON

Saper smascherare le assurdità umane con un’impeccabile eleganza è un dono raro. La scrittrice scozzese Muriel Spark possedeva questa dote come nessun altro, e A mille miglia da Kensington ne è uno degli esempi più brillanti. Scritto nel 1988 e ripubblicato dalla casa editrice Adelphi nel 2026, con la traduzione curata da Anna Allisio, il libro ci trascina nella Londra degli anni ’50, dietro le quinte di un mondo editoriale affascinante ma cinico, guidati da una protagonista impossibile da dimenticare.

Trama

Londra, 1954. Agnes “Nancy” Hawkins è una giovane vedova di guerra che lavora per una piccola casa editrice e vive in una pensione di tre piani a South Kensington, popolata da eccentrici inquilini che sono diventati la sua famiglia. Complice una corporatura robusta che ispira fiducia e saggezza nelle persone, Nancy è diventata il punto di riferimento di chiunque le stia attorno. Con sguardo lucido, Nancy osserva sia il microcosmo lavorativo che la circonda, popolato da aristocratici decaduti e romanzieri falliti, sia la bizzarra umanità che condivide il suo stesso tetto.

Questo equilibrio si spezza con l’arrivo di Hector Bartlett: arrogante, privo di talento e abile manipolatore, l’uomo viene liquidato pubblicamente da Nancy come un “pisseur de copie“, ovvero un parassita letterario. Ma Bartlett gode della protezione di una ricca e potente scrittrice; la sua vendetta, quindi, non si fa attendere. Quella che è nata come una banale antipatia si trasforma in una faida spietata, travolgendo la vita privata e professionale di Nancy.

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Nel frattempo, anche la pensione di South Kensington diventa teatro di eventi inspiegabili che rimescolano le carte in tavola. Tra lettere anonime, ricatti, sedute spiritiche e misteriosi boicottaggi, Nancy si ritroverà invischiata in una fitta trama di inganni. Riuscirà la sua razionalità a trionfare sul caos?

Recensione

Di notte me ne stavo sveglia a guardare il buio, ad ascoltare il silenzio, rievocando briciole di passato che mi erano sfuggite, quei fatti quasi dimenticati che ora balzavano in primo piano.. spesso lo scenario delle mie veglie notturne è lontano mille miglia da Kensington e dai primi anni Cinquanta.. I miei pensieri notturni ritornano spesso a quelli del passato, così come la mia vita quotidiana di allora ha qualche riflesso su quella di oggi.

La scrittrice scozzese Muriel Spark ci riporta indietro nel tempo, in una Londra grigia e fuligginosa di metà anni ’50, con le ferite della Seconda Guerra Mondiale ancora ben visibili e un forte senso di austerità.

A trainare l’intera narrazione è la figura irresistibile della protagonista, Agnes “Nancy” Hawkins. Giovane vedova di guerra dalla corporatura robusta, impiegata nel mondo editoriale, Nancy si rivela un’osservatrice acuta, schietta e a tratti affilata, totalmente immune ai compromessi e alle ipocrisie del mondo intellettuale. Chiunque le stia attorno cerca il suo aiuto e i suoi infallibili consigli, rassicurato dal senso di protezione che la sua figura trasmette. La sua quotidianità si divide tra due mondi paralleli, entrambi pronti a essere messi a nudo dal suo sguardo: il microcosmo dell’editoria e la pensione in cui risiede.

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Sul fronte editoriale, Spark attinge alla propria esperienza per demolire il mito dell’ambiente letterario, spogliandolo di ogni fascino romantico. Le case editrici in cui si muove la protagonista appaiono come ambienti caotici, gestiti da figure bizzarre e costantemente minacciate dal fallimento. Questo universo è popolato da intellettuali decaduti, finti gentiluomini, cialtroni e, soprattutto, parassiti privi di talento come Hector Bartlett. Quest’ultimo incarna il prototipo dello scrittore incapace che riesce a farsi strada non per il valore dei suoi testi, ma grazie a sotterfugi, ricatti e amicizie influenti. Per l’autrice, l’editoria non è più un tempio della cultura, bensì una giungla di vanità in cui il successo è una questione di mero opportunismo e dove chi dice la verità senza filtri, come Nancy, diventa un elemento di disturbo da eliminare.

Se l’universo dei libri è dominato dalla spietatezza, la pensione di South Kensington rappresenta invece il cuore pulsante ed emotivo del romanzo. Muriel Spark dipinge questo ambiente come una comunità solidale di superstiti, guidata dalla gentile affittuaria Milly Sanders. In una capitale che sta ancora guarendo dalle ferite belliche, l’abitazione offre un porto sicuro soprattutto a una nuova generazione di donne lavoratrici, impegnate a ricostruire la propria autonomia, come la fragile Wanda, sarta e rifugiata polacca tormentata dall’ansia. Tra le mura della casa si stabilisce un delicato equilibrio fatto di piccoli gesti di aiuto e confidenze, in cui Nancy si muove con naturalezza rimanendo un punto di riferimento per tutti. Questo scenario permette all’autrice di creare un’antitesi perfetta con la falsità dei salotti culturali, opponendo all’egoismo intellettuale una solidarietà genuina tra persone unite dallo stesso destino.

Il risultato finale è un romanzo geniale, arguto e profondamente realista, in cui l’autrice riesce a calibrare perfettamente i cambi di registro. Quella che inizia come una commedia leggera e nostalgica sui ricordi londinesi della protagonista, si trasforma lentamente in un cupo thriller psicologico. Il passaggio dai problemi professionali ai ricatti esoterici, mostra come il Male sappia annidarsi anche nei contesti più banali, quotidiani e apparentemente innocui. Con una scrittura affilata che oscilla tra ironia, leggerezza, cinismo e disincanto, la società viene descritta minuziosamente, mostrando la meschinità umana e la manipolazione psicologica in tutte le sue sfaccettature. In questo scenario, a conquistare il lettore è l’evoluzione di Nancy: dietro la sua rassicurante presenza fisica e i suoi celebri consigli si svela una figura determinata a difendere la propria autonomia di pensiero. La sua figura diventa così un manifesto di indipendenza mentale, capace di sfidare l’ipocrisia dei circoli intellettuali e le illusioni del successo.

In definitiva, A mille miglia da Kensington è molto più di una brillante commedia dall’humor nero. Muriel Spark ci ricorda che la vera indipendenza si conquista rifiutando i compromessi con la mediocrità, ieri come oggi. Una lettura preziosa e ironica, caldamente consigliata a chiunque ami il cinismo inglese, le storie ambientate nel mondo dei libri e i forti personaggi femminili fuori dagli schemi.

Il libro lo potete trovare qui

Autrice

Muriel Spark (1918–2006) è stata una delle scrittrici britanniche più importanti e originali del Novecento. Nota per il suo stile essenziale, l’umorismo nero e l’arguzia satirica, ha saputo mescolare la commedia con profonde indagini morali sulla natura del male. Inizia come poetessa e critica letteraria, firmando le biografie di Mary Shelley ed Emily Brontë, per poi esordire nella narrativa a quasi quarant’anni, nel 1957, incoraggiata da Graham Greene. Nella sua prolifica carriera ha scritto 22 romanzi, oltre a poesie, opere teatrali e racconti. Tra i suoi capolavori più noti figurano Memento mori (1959), Gli anni fulgenti di Miss Brodie (1961), Biglietto di sola andata (1970) e Atteggiamento sospetto (1981). A mille miglia da Kensington, uscito per la prima volta nel 1988, è stato recentemente ripubblicato nella collana tascabile «gli Adelphi».

A MILLE MIGLIA DA KENSINGTON
8
IL NOSTRO VOTO 8
In Breve
A mille miglia da Kensington è una brillante commedia dall'umorismo nero che, tra le macerie della Londra anni '50 e i cinici salotti dell'editoria, si trasforma lentamente in un cupo e affascinante thriller psicologico.
ARGOMENTI:AdelphiRecensione
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