In attesa dell’arrivo in tutte le sale italiane dell’attesissima Odissea di Christopher Nolan il prossimo 16 luglio, dedichiamo questo mese al capolavoro di Omero e a come la sua eredità continui a plasmare le storie che amiamo.
Ammettiamolo: quando a scuola i professori ci tormentavano con le infinite peripezie di Ulisse tra mostri marini e ninfe, l’unica cosa che desideravamo era che quel viaggio finisse il prima possibile per passare ad altro. Eppure, a distanza di quasi tremila anni, siamo ancora qui a guardare serie TV, a leggere romanzi e a giocare a titoli che, sotto sotto, non fanno altro che raccontare quella stessa, identica storia.
Perché la verità è una sola: l’Odissea è la matrice originale di ogni grande avventura moderna.
Se ci pensiamo bene, Ulisse non è il classico eroe muscoloso alla Achille o alla Ercole, uno che risolve i problemi solo a colpi di spada e forza bruta. No, Ulisse è un eroe che vince grazie all’astuzia, all’ingegno e alla strategia. È uno che beffa i giganti con i giochi di parole, che trova un trucco ingegnoso per ascoltare il canto delle Sirene senza impazzire e che scardina le difese nemiche nascondendosi in un cavallo di legno. Praticamente, è il nonno di tutti i personaggi che vincono usando il cervello e l’intelletto.
Non stupisce, quindi, che la letteratura moderna e contemporanea abbia saccheggiato il mito di Omero: scrittori e scrittrici lo hanno smontato, rimontato in chiave fantascientifica o hanno ribaltato completamente la prospettiva per dare voce ai personaggi secondari.
Preparate i bagagli: oggi vi portiamo alla scoperta dei migliori romanzi che hanno preso l’Odissea, l’hanno reinterpretata e hanno creato dei veri e propri cult imperdibili per chiunque ami le grandi storie.

Il capostipite della modernità: l’Odissea in un solo giorno
Quando si parla di riscritture dell’Odissea, è impossibile non partire dal peso massimo della letteratura del Novecento: Ulisse di James Joyce.
Joyce compie un’operazione tanto folle quanto geniale. Prende la monumentale epopea di Omero, che dura dieci anni e attraversa l’intero Mar Mediterraneo, e la comprime in una sola giornata (il 16 giugno 1904) tra le strade di Dublino. Il protagonista, Leopold Bloom, è un uomo comunissimo che vaga per la città ed è la perfetta controparte moderna del re di Itaca; Stephen Dedalus è il giovane alla ricerca di una figura paterna (Telemaco), mentre sua moglie Molly rappresenta una Penelope decisamente più terrena e complessa di quella classica. Ogni capitolo del libro ricalca un episodio del mito originale (le Sirene, i mangiatori di loto, la maga Circe), trasformando i mostri mitologici nei vizi, nelle tentazioni e nei personaggi bizzarri della società moderna. È un libro denso e monumentale, ma resta il punto di riferimento assoluto per chiunque voglia reinventare un mito.

Ribaltare la prospettiva: la voce alle donne del mito
Negli ultimi anni, uno dei filoni di maggior successo nella letteratura contemporanea è stato quello di riprendere i grandi classici e raccontarli da un punto di vista completamente diverso. E l’Odissea, in questo senso, è una miniera d’oro.
Un esempio straordinario è Circe di Madeline Miller. Nella storia originale, la maga dell’isola di Eea è poco più di un ostacolo pericoloso, una strega che trasforma gli uomini in maiali prima di essere domata da Ulisse. La Miller ribalta tutto, regalandoci un romanzo potente che segue la vita di Circe fin dalla sua infanzia tra gli Dei dell’Olimpo, raccontando le sue fragilità, la sua solitudine e la scoperta della sua magia. Quando Ulisse sbarca sulla sua isola, lo vediamo attraverso i suoi occhi: non come un eroe senza macchia, ma come un uomo astuto, stanco, consumato dalla guerra e profondamente paranoico.

Sulla stessa scia si inserisce Il canto di Penelope di Margaret Atwood (l’autrice de Il racconto dell’ancella). Cosa faceva la regina di Itaca mentre il marito combatteva a Troia e si perdeva nei mari? La Atwood le dà la parola direttamente dagli Inferi, permettendole di raccontare la sua verità. Ne emerge una satira affilata che smonta il mito della “moglie perfetta, fragile e sottomessa”, mostrando come la sopravvivenza a Itaca, circondata da pretendenti violenti e pronti a tutto, richiedesse una spietatezza e un’astuzia non inferiori a quelle di Ulisse.

Tra guerre storiche e futuro fantascientifico
Il bello dell’Odissea è che la sua struttura (un uomo che cerca disperatamente di tornare a casa affrontando mille pericoli) funziona in qualunque epoca o ambientazione.
Lo dimostra Ritorno a Cold Mountain di Charles Frazier, che traspone il mito omerico nel bel mezzo della Guerra di Secessione americana. Il protagonista, Inman, è un soldato ferito che decide di disertare e inizia un lunghissimo e drammatico viaggio a piedi attraverso un’America devastata dal conflitto per tornare dalla sua amata Ada. Frazier ricostruisce millimetricamente le tappe dell’Odissea, sostituendo i mostri mitologici con i traumi della guerra e la brutalità degli uomini.
Il film omonimo del 2003 diretto da Anthony Minghella, con protagonisti Jude Law, Nicole Kidman e Renée Zellweger, ha ottenuto un gran numero di candidature e di premi.

Per chi invece preferisce guardare alle stelle, la risposta perfetta è la saga fantascientifica composta da Ilyum e Olimpos di Dan Simmons. Qui entriamo nel territorio della fantascienza pura: gli eventi dei poemi omerici vengono ricreati su un pianeta Marte del futuro da esseri post-umani che utilizzano una tecnologia così avanzata da sembrare, a tutti gli effetti, le divinità dell’Olimpo. È una fusione incredibile tra epica classica, fisica quantistica e robot senzienti che discutono di grande letteratura.
Oltre le pagine: l’eredità pop di Ulisse
Come abbiamo visto, che si tratti di un pub di Dublino, di un’isola mitologica o dello spazio profondo, il viaggio di Ulisse continua a parlarci. L’Odissea ha inventato il concetto stesso di viaggio di formazione e di ritorno a casa, influenzando non solo i romanzi, ma anche il cinema (pensiamo a Fratello, dove sei? dei fratelli Coen) e persino i videogiochi (uno tra tutti, Assassin’s Creed – Odyssey).
Perché in fondo, ogni volta che seguiamo un personaggio che attraversa una terra sconosciuta e pericolosa per ritrovare ciò che ha perduto, stiamo ancora una volta ascoltando la storia del re di Itaca.



