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NerdPool > Blog > Libri > VIVIANE ÈLISABETH FAUVILLE di Julia Deck: recensione
Libri

VIVIANE ÈLISABETH FAUVILLE di Julia Deck: recensione

Eleonora Trevisan
18 Novembre 2024
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6 Min
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Torna in libreria, per la collana Gli Adelphi, il romanzo d’esordio della scrittrice Julia Deck: un noir imperdibile che si legge tutto d’un fiato.

Trama

In una stanza disperatamente vuota una donna culla su una sedia a dondolo una bambina di pochi mesi. Ha l’impressione di avere commesso qualcosa di terribile, ma non ne è certa, tutti i suoi ricordi sono sfocati. Contempla la piccola quasi si aspettasse da lei una risposta, una rivelazione. Poi, un bagliore: ha quarantadue anni, ha abbandonato il bel marito che l’ha lasciata per un’altra e si è rintanata lì, in un appartamento spoglio, in un quartiere dov’è una straniera. Il giorno prima ha ucciso a coltellate il suo analista, incapace di alleviare le crisi di terrore di cui soffre, in segreto, da tre anni. Di quel che è stata – ambiziosa direttrice della comunicazione, moglie e figlia devota – non le resta che un nome, Viviane Élisabeth Fauville, regale e fragile relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità. Certa solo del delitto che ha commesso, e del colpo di grazia che non potrà tardare, Viviane esce dai binari che guidavano il suo destino, si addentra in una Parigi oscura e parallela, affonda in un gorgo di insostenibile angoscia – sino all’esplosivo epilogo.

“SI PIEGA IN AVANTI E SI PREME I PALMI DELLE MANI SULLE PALPEBRE PER FARE UN PO’ DI BUIO, PERCHé IN FIN DEI CONTI è AL BUIO CHE APPARE TUTTO PIù CHIARO”.

Recensione

Chi è Viviane Èlisabeth Fauville? È una bella donna parigina, ha quarant’anni e un lavoro redditizio, un bel marito e una figlia di tre mesi. Ma la prima immagine che abbiamo di lei è quella di una madre che culla la sua bambina, seduta in una stanza grigia e spoglia. Che ne è stato della sua bella vita? Viviane non lo sa, non se lo ricorda. Soffre, pare, di una (parziale) amnesia. Eppure, il lettore intuisce che deve essere successo qualcosa in quelle ore mancanti, qualcosa di molto importante, di molto grave. Che cosa, Viviane lo svela poche pagine più avanti: il giorno prima ha ucciso il suo analista.

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Un incipit magistrale, poche pagine e il lettore è già inevitabilmente catturato. Da questo momento in poi la scrittura di Julia Deck corre, confonde e incuriosisce. Alterna di capitolo in capitolo la prima, la seconda e la terza persona, un espediente eccellente per trasmettere lo stato confusionale e delirante della protagonista.

Viviane ci trascina in un vortice di ricordi confusi e azioni al limite della follia, sullo sfondo di una Parigi grigia e oscura. La sua perdita di identità, di direzione e di appartenenza al mondo circostante diventa anche la nostra, siamo partecipi del suo delirio.

Il deragliamento delle percezioni di Viviane contrasta nettamente con le descrizioni minuziose, quasi maniacali, della città, di cui veniamo a scoprire i metri tra un incrocio e un altro, i nomi delle fermate della metro, l’aspetto delle facciate degli edifici. La mente della protagonista sembra aggrapparsi a questi dati di fatto per evitare di perdere i suoi ultimi barlumi di lucidità.

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Il giorno dopo il delitto, Viviane legge i giornali alla ricerca di notizie sul caso. Ma il suo interesse va al di là del mero timore di essere scoperta e inizia ossessivamente ad interessarsi delle persone più vicine alla sua vittima: la moglie, l’amante e un giovane paziente. A loro si presenta con il suo secondo nome, Èlisabeth: per tutelare la sua identità, forse, ma così facendo l’impressione è che non sia Viviane quella che si muove tra le pagine, ma un’altra persona, una versione di sè che fino a quel momento è rimasta silente, ma che ora vive al suo posto con prepotenza. E che si ostina in questa ricerca che è fuori da ogni ragionevolezza: le sue scelte infatti non faranno altro che attirare l’attenzione degli investigatori.

Man mano che i frammenti della mente di Viviane tornano in superficie però, intuiamo che esistono verità differenti da quelle che pensavamo di conoscere. E la sua bambina, così piccola e innocente, assolve al compito di ancora: è lei l’ultimo barlume di sanità mentale di Viviane. La stringe sempre al petto, la porta con sè ovunque vada e quando si occupa di lei, la confusione e la paura sembrano allentarsi.

Ma tutto precipita e la bambina le viene tolta. A questo punto la mente di Viviane è completamente persa. Il vortice di follia e tensione raggiunge quindi il suo culmine nella demolizione psicologica della protagonista, ma, come ogni noir che si rispetti, la verità viene finalmente a galla in un epilogo davvero spiazzante e inaspettato.

Trovate questo imperdibile noir psicologico QUI.

L’Autrice

Nata a Parigi da padre francese e madre inglese, Julia Deck ha esordito nella letteratura nel 2012 con Viviane Èlisabeth Fauville, cui hanno fatto seguito Le Triangle d’hiver (2014), Sigma (2017), Propriété privée (2019), Monument National (2022); il più recente è Ann d’Angleterre (2024), di prossima pubblicazione presso Adelphi.

ARGOMENTI:AdelphiRecensione
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