Il vero Daeron Targaryen ha finalmente fatto il suo ingresso ufficiale nella terza stagione di House of the Dragon, scombussolando non poco gli equilibri dello show targato HBO (in onda in Italia su Sky e NOW). Il figlio più giovane di Viserys Targaryen e Alicent Hightower aveva brillato per la sua totale assenza nella prima stagione, venendo a malapena menzionato nella seconda. Ora, però, le carte in tavola sono cambiate radicalmente. Dopo il colpo di scena che ha visto Ormund Hightower consegnare un falso Daeron a Daemon Targaryen, i veri piani della fazione dei Verdi per il giovane principe stanno finalmente prendendo forma. E puntano diretti al trono.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
Il piano di Ormund Hightower per la corona
Attualmente, Daeron fa da scudiero a Ormund, e il Lord di casa Hightower sembra fare di tutto per mantenere una facciata di rettitudine davanti al ragazzo. Lo vediamo amministrare la giustizia tra la popolazione di Tumbleton dopo che uno dei suoi soldati tenta di aggredire Kat, la moglie di Hugh il Martello. Ma la maschera cade in fretta. Ormund prende in ostaggio Leo, il fratello della donna, costringendo Daeron a ucciderlo per aver osato mettere le mani su un soldato Hightower. È qui che si svela il vero e ambizioso obiettivo del Lord: mettere Daeron sul Trono di Spade.
Daeron Targaryen diventerà davvero re?
Se guardiamo al materiale originale, ovvero il romanzo Fuoco e Sangue di George R.R. Martin, la risposta è secca: Daeron Targaryen non diventa mai re. E, a rigor di logica, non avrebbe nemmeno senso. Rhaenyra è stata nominata erede da Viserys e ha rivendicato il trono. Per chi invece sostiene la linea di successione maschile, il re legittimo resta Aegon (ancora vivo), seguito a ruota da Aemond (anch’egli vivo). Nella migliore delle ipotesi, Daeron è il terzo in linea di successione. Anche qualora tutti credessero Aegon morto, la sua ascesa al potere sarebbe una forzatura colossale.
La serie TV si sta però prendendo delle evidenti libertà creative. Questa specifica macchinazione di Ormund non esiste nel libro, il che lascia uno spiraglio aperto a deviazioni narrative da parte degli showrunner. Affinché il piano funzioni sullo schermo, Ormund avrebbe bisogno di allontanare Rhaenyra e Daemon da Approdo del Re, esattamente ciò che sta cercando di ottenere prendendo Tumbleton.
Le alleanze necessarie e il tradimento dei semi di drago
Avere un drago e un grosso esercito non basta per piegare la Fazione dei Neri. Nel libro, Hugh il Martello e Ulf il Bianco finiscono per tradire Rhaenyra in un momento successivo alla morte di Ormund. La serie potrebbe tranquillamente condensare questi eventi per accelerare la trama. Inoltre, servirebbe un solido appoggio politico nella Capitale. Ormund sta già plasmando l’immagine di Daeron come il “prescelto dagli Dei”, tirando in ballo il Tempio Stellato del Credo dei Sette e la Cittadella dei Maestri. L’idea che il Sommo Septon e alcuni Maestri stiano cospirando per insediare Daeron, dichiarando morti gli altri pretendenti, è un’ipotesi più che plausibile nel contesto dello show televisivo.
Quando e come muore Daeron Targaryen?
Le manovre politiche, per quanto affascinanti, sono destinate a infrangersi contro la dura realtà della Danza dei Draghi. La morte di Daeron avviene durante la Seconda Battaglia di Tumbleton, un evento colossale che molto probabilmente vedremo solo nella quarta stagione di House of the Dragon.
Allo stato attuale, la serie sta costruendo le fondamenta per la Prima Battaglia. Se nel libro la città mercato di Tumbleton era inizialmente in mano ai fedelissimi di Rhaenyra, lo show ha ribaltato la situazione facendola conquistare subito da Ormund. Il risultato finale sarà comunque un bagno di sangue che coinvolgerà migliaia di uomini, inclusi i temibili Lupi dell’Inverno.
Nei testi di Martin, i Lupi, pur in inferiorità numerica, riescono a fare breccia fino ai comandanti nemici, permettendo a Roddy the Ruin di uccidere Ormund. Daeron scende in battaglia in sella al suo drago Tessarion, ma la vittoria sembra saldamente in mano alla Fazione dei Neri, forte della presenza di Hugh su Vermithor e di Ulf su Ali d’Argento. È in questo frangente che i due “semi di drago” cambiano improvvisamente schieramento. I motivi storici restano ambigui (codardia? avidità?), ma il loro tradimento ribalta le sorti del conflitto, regalando ai Verdi una vittoria schiacciante e condannando all’annientamento la popolazione di Tumbleton.
Il mistero della tenda in fiamme
I vincitori si accampano tra le rovine, ma Daeron e i vertici dei Verdi si stancano in fretta dell’arroganza di Ulf e Hugh, organizzando un complotto interno per eliminarli (i famosi cospiratori noti come i “Caltrops”). In contemporanea, Addam di Hull (ormai legittimato come Addam Velaryon) pianifica un attacco a sorpresa per riconquistare la città, cavalcando Mare Infuocato (Seasmoke) e guidando un esercito raccogliticcio delle Terre dei Fiumi.
Nel caos dell’assalto notturno, Ulf dorme pesantemente in una locanda e si salva dalla carneficina iniziale, mentre Hugh viene assassinato nell’accampamento dai suoi stessi alleati. La battaglia si risolve in una disperata vittoria per i Neri, pagata a carissimo prezzo: Mare Infuocato, Tessarion e Vermithor perdono la vita in uno scontro titanico tra draghi.
Ma la fine più enigmatica spetta proprio a Daeron Targaryen. Le fonti storiche di Westeros sono discordanti: alcune affermano che sia stato fatto a pezzi da un mercenario mentre usciva barcollando dalla sua tenda in fiamme; altre parlano della mano di un soldato semplice; altre ancora sostengono che sia morto schiacciato dal peso della sua stessa tenda incendiata. Un destino così misterioso, unito all’assenza di un cadavere identificabile, fece sì che negli anni successivi alla guerra spuntassero vari impostori pronti a spacciarsi per il principe (forse proprio da questo dettaglio gli autori hanno tratto ispirazione per il finto Daeron della terza stagione).
Con ogni probabilità, House of the Dragon darà a questo personaggio una fine molto più definita e tragica di quella cartacea. Ma una cosa è certa: la corona non si poserà mai sulla sua testa.



