L’ultimo episodio della terza stagione di House of the Dragon ci ha regalato un dettaglio narrativo succulento sull’origine dei draghi, un mistero che affonda le radici migliaia di anni prima degli eventi di Game of Thrones e della nascita di Daenerys Targaryen. Mentre l’attenzione è tutta rivolta alla sanguinosa guerra civile che sta decimando i grandi rettili alati, lo showrunner ha piazzato un indizio chirurgico su una delle teorie più discusse e affascinanti dell’intero mondo creato da George R.R. Martin.
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Rhaenyra e il faccia a faccia con l’Alto Septon
Nel terzo episodio, intitolato “Rhaenyra Triumphant”, c’è un passaggio chiave che a una prima visione distratta potrebbe tranquillamente sfuggire. La regia e la sceneggiatura si concentrano sulle infinite frustrazioni politiche di Rhaenyra Targaryen una volta rientrata alla Fortezza Rossa. Durante un teso confronto, l’Alto Septon si rifiuta categoricamente di ungerla regina, giustificandosi con la mancata comparsa dei resti di Aegon II.
Quando Rhaenyra prova a forzare la mano invocando il favore degli dèi, la replica del religioso è un macigno per chiunque mastichi la lore di Westeros. L’uomo le sputa in faccia che i suoi dèi “non si occupano di draghi”, definendo le creature come “una magia profana creata nell’oscurità e nell’orgoglio e nella brama di potere, per restare impuniti”. Come fatto notare anche dalla giornalista Amanda Mullen nel suo recente approfondimento sulle testate americane, questa frase non ci consegna le coordinate esatte della nascita dei draghi, ma punta dritto verso un elemento inequivocabile: la magia oscura.
La teoria di Septon Barth e i maghi del sangue
Le parole al vetriolo dell’Alto Septon si allineano in modo impressionante con una specifica dottrina presente nei romanzi de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Sebbene George R.R. Martin si sia sempre divertito a mantenere un alone di mistero sulle origini assolute dei draghi, nell’universo letterario esiste una tesi ben precisa formulata da Septon Barth. Per chi non avesse fresco l’albero genealogico, parliamo dell’ex Primo Cavaliere e fidato consigliere di Re Jaehaerys I Targaryen (il sovrano che ha preceduto Re Viserys I e storico cavaliere del drago Vermithor).
Gran parte degli scritti di Barth fu data alle fiamme dal fanatismo di Re Baelor I Targaryen, ma frammenti della sua opera – tra cui il famigerato trattato Draghi, Viverne e Vermi di Fuoco: Una Storia Innaturale citato perfino da Tyrion Lannister – sono sopravvissuti. La teoria di Barth ipotizza che i maghi del sangue di Valyria abbiano letteralmente “creato” i draghi incrociando le viverne attraverso potentissimi e raccapriccianti rituali di magia di sangue.
Nel compendio Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, lo stesso Martin sottolinea come questa teoria sia osteggiata da molti studiosi della Cittadella, convinti che i valyriani abbiano semplicemente scoperto i draghi all’interno della catena vulcanica delle Quattordici Fiamme. Eppure, i lettori più accaniti sanno bene che Barth ha la fastidiosa abitudine di avere sempre ragione: aveva previsto con esattezza matematica il collasso della dinastia Targaryen e ha studiato a fondo la profezia del Principe che fu Promesso. E se uniamo i puntini con Game of Thrones, ricordando che Daenerys Targaryen riesce a far schiudere le sue uova di pietra proprio scatenando un rituale di magia del sangue, l’intuizione di Barth assume i contorni della verità storica.
Il trampolino di lancio per il Disastro di Valyria
Questo rapido ma intensissimo scambio di battute in House of the Dragon fa un lavoro egregio nel riaccendere la miccia della speculazione. È altamente probabile che l’Alto Septon stia solo vomitando pregiudizi popolari, ma il risultato è che riporta prepotentemente a galla una delle questioni più affascinanti dell’universo fantasy di HBO.
Non avremo le risposte definitive in questa terza stagione, ma la fame del pubblico per i segreti dell’antica Valyria non è mai stata così palpabile. Andare a scavare nella vera origine dei draghi, magari tracciando un percorso narrativo che culmini nell’apocalittico Disastro di Valyria, offrirebbe un materiale mostruosamente epico per un nuovo show spin-off. Servirebbe ovviamente il polso creativo di Martin per gestire una materia così delicata, ma il potenziale per espandere il worldbuilding televisivo è ormai impossibile da ignorare.



