L’attesissimo debutto della terza stagione di House of the Dragon ha letteralmente infiammato lo schermo, portando in scena la Battaglia del Condotto che si è rivelata un bagno di sangue per entrambe le fazioni.
Attenzione! Seguono possibili spoiler! Proseguite nella lettura a vostro rischio e pericolo.
Chi ha già visto l’episodio 1 sa bene che le cose per il principe Jacaerys Targaryen e la flotta Velaryon sono precipitate anche a causa di una variabile impazzita: Rhaena Targaryen e il suo nuovo drago. A differenza di quanto visto finora nello show HBO, il mastodontico Sheepstealer (Ladro di Pecore) si è dimostrato totalmente ingovernabile, attaccando indiscriminatamente Neri e Verdi e spingendo Jace verso il suo fatale destino. Questo comportamento fuori controllo ha riacceso un vecchio dibattito nel fandom: come faceva Daenerys Targaryen a gestire ben tre draghi in Game of Thrones senza che si massacrassero a vicenda (e per giunta senza sella)? La risposta affonda le radici nella complessa lore del mondo di George R.R. Martin.
In breve
- Il disastro del Condotto: In House of the Dragon, il drago Sheepstealer sfugge al controllo di Rhaena Targaryen, seminando il caos e causando perdite fatali.
- Magia di sangue: Il legame di Daenerys Targaryen con i suoi tre draghi è unico perché nato da un rituale di sangue. Lei è a tutti gli effetti la loro madre, a differenza dei cavalieri di Westeros che si legano a bestie già nate.
- Limiti del controllo: Anche la Madre dei Draghi ha avuto le sue gatte da pelare. A Meereen è stata costretta a incatenare Viserion e Rhaegal.
- La scelta di non usare selle: Cavalcare Drogon a mani nude non è solo un dettaglio estetico, ma la prova che Daenerys considerava i draghi come figli e non come semplici destrieri da guerra.
Il caos causato da Ladro di Pecore e l’eccezione di casa Targaryen
Siamo abituati a vedere i signori dei draghi di House of the Dragon esibire un legame solido, quasi telepatico, con le proprie cavalcature. Che si tratti di Daemon Targaryen con Caraxes o di Aemond Targaryen con l’immenso Vhagar, c’è sempre un reciproco senso di rispetto e obbedienza. Vedere Sheepstealer ignorare bellamente i comandi di Rhaena durante la battaglia navale è un momento unico per la serie prequel, ma ci ricorda che i draghi sono armi di distruzione di massa senzienti, non animali domestici.
Questo rende ancora più incredibile l’impresa compiuta da Daenerys Targaryen nello show originale. Nonostante non avesse maestri, né un ordine di Custodi dei Draghi ad assisterla, Khaleesi è riuscita a farsi obbedire da Drogon, Rhaegal e Viserion per gran parte del tempo. Il suo iconico “Dracarys” raramente ha fallito il bersaglio. Perché il suo trio era (quasi) sempre sincronizzato con le sue volontà, mentre a Rhaena è bastato un volo per causare una tragedia?
Magia di sangue: il vero segreto della Madre dei Draghi

La chiave di tutto risiede nella genesi stessa del trio di Game of Thrones. Nessun cavaliere visto in House of the Dragon ha letteralmente “partorito” il proprio drago. Si limitano a rivendicare esemplari già nati o a fare affidamento su uova messe nelle culle, sperando in un imprinting. Daenerys, invece, compie un potente rituale di magia di sangue nel finale della prima stagione, camminando illesa in una pira funeraria.
Questo atto le garantisce un legame viscerale e inarrivabile. Lei è connessa alle uova ancor prima che si schiudano e cresce i tre cuccioli dall’infanzia fino all’età adulta. I draghi la vedono letteralmente come la loro genitrice. È naturale che mostrino verso di lei una reverenza e una capacità di “leggerla” che nessuna sella o frusta potrà mai eguagliare.
Un dominio potente, ma non assoluto

Certo, mitigare l’istinto predatorio di una creatura magica sputafuoco non è un lavoro per deboli di cuore, e la serie originale non ha mancato di sottolinearlo. Pur essendo la Madre dei Draghi, il controllo di Daenerys ha vacillato in più occasioni. Basti pensare all’intera sottotrama di Meereen, quando la regina è costretta con il cuore a pezzi a incatenare i suoi “figli” nelle catacombe della Grande Piramide perché le bestie, seguendo i loro istinti, avevano iniziato a predare il bestiame dei contadini per poi arrivare a incenerire una bambina.
Anche lo stesso Drogon, il suo preferito, le ha soffiato contro più volte quando era ferito. Celebre è la sequenza post-Fossa di Daznak, dove il drago ferito si rifiuta categoricamente di riprendere il volo, preferendo leccarsi le ferite e costringendo Daenerys a vagare nel Mare d’Erba dei Dothraki.
Perché Daenerys non ha mai usato una sella su Drogon?
Guardando le elaborate selle usate da Rhaenyra Targaryen o Aegon II Targaryen nel prequel, fa un certo effetto realizzare che per tutto Game of Thrones, Daenerys si è limitata ad aggrapparsi alle scaglie di Drogon sperando di non cadere di sotto. Potrebbe sembrare un’ingenuità, in fondo la regina aveva le risorse e i consiglieri per farsi fabbricare un’imbracatura, ma c’è un motivo molto più profondo e tematico.
Cavalcare a pelo (o a scaglie) evidenzia la natura intima del loro legame. Mettere una sella a Drogon avrebbe significato declassarlo da “figlio” a mezzo di trasporto militare. Per Daenerys, salire in groppa al suo drago più grande era uno scambio reciproco, un atto di estrema fiducia. Usare le creature a proprio vantaggio per conquistare il Trono di Spade era lecito, ma ridurle a semplici bestie da soma era fuori discussione per l’ultima, fiera discendente della Vecchia Valyria.


