Quando si sente nominare il videogioco Cuphead, il primo pensiero che balza alla mente della maggior parte delle persone è principalmente uno solo: l’amore per il vintage ed il retrò. Ma siamo sicuri che questa analisi un po’ superficiale riesca a racchiudere il vero intendo di Chad e Jared Moldenhauer? I due fratelli canadesi a capo dello Studio MDHR hanno, infatti, dimostrato più volte quanto tutto ciò che li guida non sia un mero e semplice amore per il passato, ma una vera abilità nell’individuare il fascino di ciò che nel passato più funzionava, donandogli un nuovo risalto.
Ma perché, in un periodo storico dove ogni elemento culturale sembra voler guardare alla cultura pop del passato, Cuphead pare essere uno dei pochi prodotti ad aver centrato il segno? Qual è il motivo che porta, ancora oggi, lo Studio MDHR ad essere forse l’unico in grado di utilizzare questo linguaggio così tanto abusato nell’ultimo decennio? Alla luce del nuovissimo progetto spin-off presentato alla Summer Game Fest 2026, proponiamo un’analisi di tutti gli ingredienti sapientemente dosati che hanno portato due sviluppatori indipendenti ad essere considerati da tanti come veri e propri geni del settore. Tentiamo, quindi, di scovare la ricetta della tanto ambita formula Moldenhauer.

Mighty Cuphead Adventure: la nuova deriva a 8 bit
Nel corso della Summer Game Fest 2026, a lasciare a bocca aperta milioni di fan è stata proprio una delle prime presentazioni, dove, quasi a sorpresa, lo Studio MDHR si è finalmente fatto avanti dopo tanto silenzio. Due sono state le sorprese portate al pubblico, ma sebbene la prima risulti, forse, di maggior importanza sul lungo periodo, l’interesse di questo articolo sarà concentrato sullo sfizioso trailer rilasciato in seconda battuta. Dopo un piccolo siparietto capeggiato dal beniamino Cuphead animato in stile Muppet, volto ad annunciare l’inizio dei lavori del prossimo grande progetto dello studio, ecco arrivare la seconda chicca per i fan.
Con il nuovo titolo Mighty Cuphead Adventure, le due amabili tazzine sembrano pronte a prendere una nuova forma, vestendo i panni della tanto amata estetica 8 bit anni ‘80/’90, appendendo alla gruccia le vibes dei primi anni del ‘900. Lo Studio MDHR ha, infatti, annunciato quello che a tutti gli effetti sembra essere uno spin-off del loro gioco madre, ma con la struttura e la grafica tipica dei giochi platform e run and gun delle console di terza generazione. Non si tratta solo di rimandi visivi, sono state poi rivelate anche tutte le accortezze che porteranno inevitabilmente anche questo nuovo progetto a giovare di tutte le carte vincenti che i fratelli Moldenhauer hanno dimostrato di saper giocare in questi anni. È stato, infatti, dichiarato che non solo il gioco pescherà dal passato, ma di quest’anima vintage ne sarà intriso fin dentro al midollo, con addirittura una programmazione in linguaggio assemlby ‘secondo le specifiche precise e autentiche della console da gaming domestica Sega Master System’.

Vuoi giocare a questo gioco sulle tue piattaforme moderne preferite? Nessun problema, ma se per caso disponessi di un Sega Master System in buone condizioni, beh probabilmente ti farà piacere sapere che anche in questo caso potrai esperire appieno dell’esperienza videoludica in questione, grazie ad una cartuccia fisica che sembra quasi provenire da un passato che sembra ‘presente’ più che mai. Com’è possibile che Chad e Jared Moldenhauer ci siano riusciti di nuovo? Come hanno fatto a raggiungere, pare in toto, quell’obiettivo che ogni casa di produzione tenta di raggiungere da dieci anni a questa parte?
Parola chiave: reinterpretazione
Dopo uno sguardo superficiale al fenomeno si potrebbe pensare che Cuphead abbia come unico motore la nostalgia. Ma allora perché tanti altri studi hanno fallito dove invece MDHR ha trionfato? Il punto centrale della questione risiede nell’essenza del modus operandi dei fradelli Moldenhauer: MDHR non cita il passato come decorazione, ma come linguaggio. Il mercato, cinematografico o videoludico, è ormai saturo di progetti che puntano a fare leva su elementi del passato con il solo scopo di vendere grazie alla ‘lacrimuccia nostalgica’. Molti studi usano riferimenti retrò come una vernice estetica. MDHR invece sembra studiare profondamente le forme espressive del passato e chiedersi: “come possiamo farle funzionare oggi?”
Ciò che i fratelli Moldenhauer fanno da anni è un vero e proprio studio meticoloso e sofisticato di tutto ciò che ha funzionato meglio nel passato. Le tecniche di animazione Fleischer e Disney, l’uso analogico come strumento unico per la creatività, le logiche videoludiche che hanno fatto nascere questa industria. Ogni mattone portante è sofisticamente preso e ridisegnato con il solo scopo di ricostruire il passato, ma come esperienza contemporanea, assieme a tutti i pro della modernità. Insomma, in un periodo storico dove l’arte e la creatività sono continuamente messe in discussione da algoritmi e intelligenze artificiali, Chad e Jared sono riusciti nel sottile intento di tornare a quando l’arte era artigianato ed il ‘fatto a mano’ era l’unica opzione possibile. Il tutto, però, non con semplici citazioni, ma portando il videogiocatore in un vero e proprio viaggio calato in un passato reinterpretato. Abbiamo davvero fatto passi avanti? E se quelle vecchie tecnologie analogiche non si fossero mai evolute e ci trovassimo ad utilizzarle ancora oggi, quale sarebbe il risultato?

La FORMULA MOLDENHAUER: il passato funziona, ma non è una garanzia
Se c’è un merito che, tra i tanti, possiamo attribuire a Cuphead, è che è stato in grado di insegnarci una semplice regola di antropologia. Ciò che abbiamo imparato è che un’opera culturale, per funzionare al meglio, funziona spesso attraverso due forze opposte: novità e familiarità. Lo studio MDHR ha capito quanto fosse importante contrastare l’alienazione dovuta alla continua corsa al nuovo, con elementi fortemente ancorati a ciò che la nostra mente percepisce come familiare. Il risultato è un’opera dal linguaggio visivo familiare, ma che riesce appieno ad entrare nei gusti moderni. Non è un caso, infatti, che tante persone, dalle età più disparate, dopo aver giocato a Cuphead si siano avvicinate a modelli del passato, incuriositi da ciò che per Jared e Chad è stato di ispirazione . L’importante, secondo i Moldenhauer, è istruire tramite la curiosità, usando i mezzi che più ci sembrano consoni a ciò che oggi intercettiamo come modello di intrattenimento.
Ciò che rende il lavoro fatto su Cuphead, fino al nuovissimo Mighty Cuphead Adventure, così efficace è che il loro approccio non si limita mai ad una semplice operazione di recupero. La formula Moldenhauer sembra seguire un percorso molto più complesso e stratificato. Il primo passo è uno studio quasi ossessivo delle opere che intendono prendere come riferimento. Non si limitano ad osservare il risultato finale, ma scavano fin dentro ai processi che lo hanno generato. Quali erano i limiti tecnologici dell’epoca? Quali convenzioni artistiche guidavano gli autori? Perché certe scelte visive erano considerate efficaci? È proprio qui che tanti progetti moderni si fermano alla superficie, mentre MDHR sembra voler comprendere il passato nella sua interezza, come se dovesse restaurarlo pezzo dopo pezzo prima ancora di poterlo utilizzare.

Ma comprendere non basta. Una volta analizzato il passato, arriva il momento forse più delicato: scegliere cosa lasciare indietro. Cuphead non ripropone fedelmente i cartoni degli anni Trenta, così come questo nuovo progetto non sembra voler replicare in maniera pedissequa l’esperienza di un vecchio Sega Master System. I fratelli Moldenhauer prendono ciò che ancora oggi riesce a comunicare qualcosa al pubblico, come l’espressività, il ritmo, la leggibilità, il senso di meraviglia, e scartano tutto ciò che il tempo ha reso superfluo. È qui che la nostalgia lascia definitivamente spazio alla reinterpretazione. Perché se copiare il passato significa costruire una replica, reinterpretarlo significa chiedersi quale forma avrebbe assunto quel linguaggio se non avesse mai smesso di evolversi. Forse è proprio questa la domanda che rende Cuphead così affascinante: non “come erano le cose una volta?”, ma “come sarebbero oggi se fossero rimaste fedeli a sé stesse?”.
Conclusione
Forse è proprio qui che risiede il vero segreto della formula Moldenhauer. In un’epoca in cui il passato viene spesso utilizzato come scorciatoia creativa, Chad e Jared hanno dimostrato che guardarsi indietro può ancora essere un atto di innovazione. Non perché il passato sia necessariamente migliore del presente, ma perché comprenderlo a fondo permette di riscoprire idee, linguaggi e sensibilità che hanno ancora molto da dire. Cuphead prima, e questo nuovo progetto oggi, sembrano volerci ricordare una semplice verità: la creatività non nasce sempre dall’invenzione di qualcosa di completamente nuovo, ma talvolta dalla capacità di osservare ciò che è stato con occhi diversi. E se dopo quasi dieci anni lo studio MDHR continua a sorprendere pubblico e critica, forse è perché ha capito qualcosa che gran parte dell’industria ha dimenticato: il passato non è un luogo da visitare con nostalgia, ma una fonte da cui attingere per costruire il futuro.


