Stephen King è considerato uno degli scrittori più influenti e importanti del Novecento, grazie anche agli oltre 100 adattamenti tra film e serie TV basati sulle sue opere. Il cinema ama le sue storie in quanto non parlano mai solo di mostri, fantasmi o vampiri; la paura nei suoi libri è sempre un pretesto per esplorare drammi umani reali e universali.
Ecco i personaggi più iconici nati dalla penna di Stephen King che sono diventati delle vere e proprie icone pop grazie alle loro trasposizioni cinematografiche. Raccontarli tutti sarebbe impossibile; per questo abbiamo selezionato i cinque più emblematici:
Jack Torrance (Shining)
Jack Torrance è il protagonista di Shining (1977), nonché uno dei personaggi più complessi mai creati da Stephen King. L’adattamento cinematografico di Stanley Kubrick del 1980 lo ha consacrato alla storia del cinema grazie alla stratosferica interpretazione di Jack Nicholson. Attraverso una recitazione fortemente teatrale e volutamente esagerata (overacting), Kubrick ha sfruttato al massimo la mimica facciale dell’attore: elementi come il celebre sguardo di sbieco — a testa china e occhi rivolti verso l’alto — e le sopracciglia inarcate sono diventati veri e propri simboli visivi della follia sul grande schermo.

Tuttavia, la pellicola di Kubrick ha stravolto la natura del personaggio originale, provocando un celebre dissidio con l’autore durato per decenni. Nel romanzo, King mette in scena la caduta tragica di un uomo fondamentalmente buono che ama la propria famiglia, ma perde la battaglia contro i suoi demoni personali e l’alcolismo. Al contrario, nel film di Kubrick la natura umana appare intrinsecamente malvagia: il regista elimina ogni traccia di amore paterno o di redenzione, rendendo Torrance chiaramente instabile fin dalla primissima inquadratura.
Menzione speciale per le gemelle Grady, interpretate da Lisa e Louise Burns: la loro iconica battuta «Vieni a giocare con noi? Per sempre» resta uno dei momenti più disturbanti e memorabili di tutto il film.

Pennywise (IT)
Pennywise il Clown Danzante è l’antagonista principale del romanzo IT (1986) e una delle icone horror più spaventose della cultura pop contemporanea. A differenza della follia umana di Jack Torrance, qui ci troviamo di fronte a un‘entità cosmica mutaforma e millenaria, nata nel “Macroverso” ben prima del Big Bang. Il mostro si risveglia all’incirca ogni 27 anni per un periodo di 12-18 mesi: un arco di tempo in cui semina il terrore, compie stragi e poi torna in letargo. Sceglie le sembianze di un pagliaccio per un motivo preciso: attirare i bambini, le sue prede preferite, ingannandoli prima che la paura prenda il sopravvento, come accade nella celebre scena della fogna con il piccolo Georgie.

Il grande e il piccolo schermo hanno trasformato questa creatura in un incubo globale attraverso due interpretazioni leggendarie. La prima, quella di Tim Curry nella miniserie TV del 1990, è stata così impattante da alimentare una vera e propria ondata di coulrofobia (la fobia dei clown) in tutto il mondo. La seconda, firmata da Bill Skarsgård nei film di Andy Muschietti (IT – Capitolo uno del 2017 e Capitolo due del 2019), ha modernizzato il mostro rendendolo ancora più viscerale. Oggi, il celebre palloncino rosso, la risata iconica, la danza bizzarra e quel sorriso inquietante sono impressi nell’immaginario collettivo, creando ancora paura e terrore.
Annie Wilkes (Misery)
Annie Wilkes è l’antagonista del romanzo Misery(1987) ed è considerata una delle figure più disturbanti della storia del cinema e della letteratura. A differenza delle creature sovrannaturali tipiche di Stephen King, Annie terrorizza perché è un essere umano reale: incarna l’ossessione tossica, il fanatismo e la follia nascosti dietro alla figura di una tranquilla donna di campagna. Ex infermiera che vive isolata in una fattoria del Colorado, Annie è la “fan numero uno” di Paul Sheldon, autore di una saga di romanzi storici incentrati sull’eroina Misery Chastain.

Quando lo scrittore rimane vittima di un gravissimo incidente stradale nei pressi della sua abitazione, la donna lo salva e lo porta a casa propria invece che in ospedale. Quella che inizialmente sembra un’amorevole dedizione si trasforma in una furia sadica non appena Annie scopre che nell’ultimo libro Paul ha deciso di far morire Misery. Da quel momento, lo scrittore diventa suo prigioniero, costretto sotto tortura fisica e psicologica a scrivere un nuovo romanzo per “resuscitare” il suo personaggio preferito.
Nel film Misery non deve morire (1990), diretto da Rob Reiner, il personaggio è stato consacrato da una monumentale Kathy Bates, tanto da farle vincere sia il Premio Oscar che il Golden Globe come Miglior Attrice Protagonista. La grandezza della sua recitazione risiede nei repentini sbalzi di personalità: Annie passa in un secondo da un atteggiamento infantile a scatti di rabbia cieca e violenta. Si salvi chi può!
John Coffey (Il Miglio verde)
John Coffey è il co-protagonista del romanzo a puntate Il miglio verde (1996) ed è uno dei personaggi più amati dell’intero universo di Stephen King. Coffey rappresenta l’esatto opposto dell’immaginario horror dell’autore: è una figura messianica che incarna l’innocenza assoluta, tragicamente spezzata dalla crudeltà umana.

“Il mio nome è John Coffey, come la bevanda, ma scritto in modo diverso…”
John Coffey è un uomo afroamericano di statura e forza titaniche, condannato a morte nel 1935 con l’accusa ingiusta di aver stuprato e ucciso due bambine. In realtà, Coffey aveva tentato disperatamente di usare i suoi poteri per salvarle, ma viene rinchiuso nel braccio della morte del penitenziario di Cold Mountain, soprannominato “Il miglio verde” per via del colore del pavimento. Nonostante la stazza spaventosa, Coffey ha la mente e l’innocenza di un bambino: è estremamente timido, piange facilmente ed è terrorizzato dal buio, tanto da chiedere alle guardie carcerarie di lasciare una luce accesa nella sua cella.
Nell’adattamento cinematografico del 1999 diretto da Frank Darabont, John Coffey è stato interpretato in modo sublime da Michael Clarke Duncan, che ha conquistato i cuori degli spettatori grazie a uno sguardo di infinita dolcezza e sofferenza, che gli valse anche una nomination come Miglior attore non protagonista agli Oscar del 2000. La storia di Mister Jingles e la struggente scena della sedia elettrica sono impresse nell’immaginario collettivo, consacrando il film come uno dei più belli degli ultimi trent’anni.
Carrie White (Carrie)
Carrie White è il personaggio che ha dato inizio al mito letterario di Stephen King. Protagonista del romanzo d’esordio Carrie (1974), incarna una delle figure più tragiche della cultura pop: la vittima di bullismo che si trasforma in un’inarrestabile forza distruttrice.

Sedicenne timida, introversa e profondamente isolata, Carie vive un doppio inferno: tra le mura domestiche subisce le torture psicologiche e fisiche di una madre fanatica, mentre a scuola è il bersaglio preferito dei bulli. Questa repressione emotiva e i continui traumi risvegliano in lei un potere latente e devastante: la telecinesi, lo strumento con cui l’adolescente raderà al suolo il suo intero mondo.
Il primo, storico adattamento cinematografico, diretto da Brian De Palma nel 1976, ha affidato il ruolo a una straordinaria Sissy Spacek, capace di conquistare una candidatura agli Oscar — un traguardo rarissimo per un’opera horror. A consacrare il film e la sua protagonista nell’immaginario collettivo è la leggendaria sequenza del ballo scolastico: Carrie viene incoronata reginetta per via di uno scherzo spietato dei coetanei, che le rovesciano addosso un secchio di sangue di maiale. Coperta di rosso, con gli occhi sbarrati in uno stato di trance catatonica, la ragazza sigilla le porte della palestra e scatena un inferno di fuoco e fiamme, consumando la sua spietata vendetta contro l’intera scuola.



