Atteso da ben due decenni, il sequel de Il Diavolo veste Prada è approdato oggi nelle sale italiane, pronto a confrontarsi con il giudizio dei fan più affezionati e, quindi, esigenti.

Se nella nostra recensione priva di spoiler abbiamo tentato di fornirvi una disamina di quanto compiuto da David Frankel (il regista) & co., in questo caso l’intento è più che altro di lanciare un avvertimento, così da migliorare la qualità della vostra esperienza in sala.
Ci sarà un sequel?
Se avete cliccato su questo articolo è probabile che vi aspettiate la presenza di una scena post-credit e, quindi, che stiate anche sperando in piccola parte che questa possa ufficialmente divenire una saga.
Tuttavia vi sono un paio di dettagli che rendono questa prospettiva piuttosto improbabile.
Il primo riguarda banalmente l’intreccio narrativo, che nell’ultimo atto difficilmente suggerisce la presenza di una prosecuzione naturale della trama.

C’è poi da considerare l’età piuttosto avanzata della più grande attrice di sempre, che difficilmente potrà vestire nuovamente i panni della direttrice di Runway.
Senza quest’ultima, il senso stesso del progetto evapora in pochi istanti, dato che il reale potere sul piano squisitamente cinematografico è dato proprio dalla presenza di Meryl Streep. Non stupisce, dunque, che non vi sia alcuna scena post-credit… solitamente materiale esclusivo di quelle produzioni che guardano già al capitolo successivo.


