Il ventisei aprile del 1974, nasceva Daniele Mencarelli, oggi autore di poesie e romanzi, ieri giovane in difficoltà che è tornato alla vita al Bambino Gesù di Roma. Luca Zingaretti ha diretto La casa degli sguardi, adattando il suo primo romanzo edito Mondadori.
TRAMA
Daniele è un giovane, ex tossico, che si rifugia nell’alcol per affrontare un dolore e una frustrazione inspiegabili. L’alcol diventa una prigione che lo allontana dalla famiglia, ma che riesce a dargli la forza di affrontare le giornate, ormai vuote da quando ha abbandonato la poesia.
L’occasione per redimersi arriva il tre marzo del 1999, quando firma un contratto con una cooperativa che gestisce la pulizia e la sanificazione del Bambino Gesù, il più grande Policlinico e centro di ricerca pediatrico d’Europa.
“QUESTO POSTO È UN FREAK-SHOW, UN CIRCO DEDICATO ALLE CREATURE MAL RIUSCITE O ROSICATE DAGLI EVENTI”
Qui, Daniele incontrerà gli sguardi dei suoi colleghi e dei piccoli pazienti, ma entrerà in contatto anche con le vite e la disperazione dei familiari. Con la sua estrema sensibilità e chiedendosi perché, nonostante la sofferenza sembri una legge universale che “contagia tutti, anche quelli che a parole dicono di non soffrirlo” valga la pena vivere lo stesso, Daniele riprenderà in mano la penna.
Con il benestare del Presidente del centro, scriverà una raccolta di poesie dal successo inaspettato e questo lo porterà piano piano a ristabilirsi, allontanarsi dalla bottiglia e riavvicinarsi alla famiglia.
La svolta, maturata in mesi e mesi di ricadute e delusioni, arriva come una scintilla ed è annunciata alla madre con una frase che rimbomba nel silenzio. La madre, più di tutti, ha partecipato alla sofferenza del figlio, addormentandosi sulle scale per controllare non avesse crisi e accompagnandolo su un ponte per farla finita entrambi.
Il lavoro all’ospedale è stato sicuramente una molla importante per Daniele, che si è scoperto creatura sensibile, più vicina al dramma patito dagli altri che da se stesso.
“QUI DENTRO MI SENTO PARTE DI TUTTO […] HO FATTO LA CONOSCENZA DEL DOLORE PORTATO ALLA SUA ESSENZA”
Con forza di volontà e stanco di tirare fuori dai suoi genitori quelle cattiverie che “hanno fatto piangere loro” prima che egli stesso, smetterà di bere e tornerà metaforicamente nel ventre della madre, rinascendo e reinventandosi una nuova libertà, “senza farla passare per la porta della dipendenza, fumata, pippata, bevuta”.

RECENSIONE
La casa degli sguardi è un romanzo autobiografico intenso e commovente, in cui Daniele Mencarelli si mette a nudo, raccontando la sua esperienza di alcolismo e il difficile percorso di rinascita. Il libro è un viaggio nell’abisso della dipendenza, ma anche una testimonianza di speranza e di resilienza.
Lo stile di Mencarelli è crudo e diretto, ma allo stesso tempo poetico e intriso di umanità. L’autore non edulcora la realtà, ma la racconta con sincerità e senza filtri. Il linguaggio è quello della strada, ma anche quello della poesia, capace di cogliere la bellezza nascosta nelle pieghe della sofferenza.
I temi principali del romanzo sono la dipendenza, la malattia mentale, la solitudine, ma anche la forza della solidarietà, la capacità di rinascita e la ricerca di un senso nella vita.
I personaggi del libro sono indimenticabili, ognuno con la propria storia di dolore e di speranza. Daniele è un protagonista complesso e sfaccettato, capace di grande fragilità, ma anche di una straordinaria forza interiore. Gli altri pazienti del reparto psichiatrico sono ritratti con grande umanità, ognuno con la propria unicità e la propria dignità.
Molti sono i punti di forza del romanzo. La narrazione non ha mezzi termini e parla della condizione umana senza alcun filtro, proponendosi come autentica e sincera. La storia, infatti, ha la capacità di affrontare temi difficili con delicatezza e, cosa ancora più importante, senza retorica spicciola.
Per questi motivi, il libro potrebbe disturbare i lettori più suscettibili: il contesto entro cui nascono le parole de La casa degli sguardi è dominato dalla morte e dal dolore nelle forme più assolute; alcune scene sono narrate con estrema crudezza. Spesso bisogna fermarsi, prendere fiato e continuare a leggere.
Ma questo non è sempre un danno: per quanto la sensibilità sia una punizione più che un dono, se un autore colpisce al cuore ha raggiunto il suo scopo e quello della narrativa.
Il libro potete trovarlo QUI
LA PAROLA AL REGISTA
Luca Zingaretti esordisce alla regia con La casa degli sguardi, in sala dal dieci aprile, e si racconta tra le pagine della testata Ciak.
Il film pare concentrarsi molto sul rapporto padre – figlio e sulla capacità di restare, nonostante si senta sulla pelle tutto il dolore del mondo e si cerchi la dimenticanza nell’alcol e nelle droghe. Il padre di Marco (Gianmarco Franchini) è interpretato dallo stesso regista che si cala nei panni di un tranviere sprovvisto degli strumenti necessari ad aiutare un figlio in difficoltà, ma disposto a tutto pur di tenerselo stretto.
La storia riflette le inquietudini degli adolescenti di oggi, afflitti da un male di vivere enorme, superiore al nostro, racconta Zingaretti, e da difficoltà quasi insormontabili, ma molto più solidi di quanto si potrebbe pensare.
Non esiste una cura per i tempi difficili, l’unico segreto sta nell’accontentarsi e non cercare altro, continuamente e disperatamente. Per il personaggio che interpreta, “a felicità è qui e adesso e il suo unico obiettivo è stare accanto al figlio perché, questo, è l’unica via per insegnargli a vivere.
A spingere l’attore verso l’adattamento del romanzo, la curiosità che lo caratterizza e che lo porta a esplorare terreni impervi e sconosciuti, oltre che l’ammirazione per lo scrittore che ci ha regalato un romanzo in cui gli sguardi ci mettono in contatto con gli altri e ci impediscono di mentire, prima di tutto a noi stessi.
Non ci resta che goderci il film e il romanzo.

CHI È DANIELE MENCARELLI
L’autore si fa conoscere dal grande pubblico nel 2018 con La casa degli sguardi, nonostante avesse alle spalle una solida carriera da poeta e diverse pubblicazioni su riviste e antologie. Ha pubblicato altri romanzi, tra cui Tutto chiede salvezza, vincitore del Premio Strega Giovani nel 2020 e da cui è stata tratta una serie televisiva per Netflix. I temi ricorrenti nelle sue opere sono la sofferenza, la malattia mentale, la marginalità, ma anche la speranza, la resilienza e la ricerca di un senso nella vita.



