Dopo i primi romanzi dell’Eresia di Horus, in cui abbiamo assistito alla caduta di Horus e alle prime devastanti conseguenze della guerra civile, Dan Abnett torna alla guida della saga con un romanzo che cambia completamente le regole del gioco. Non ci troviamo davanti a una semplice storia di battaglie spaziali, ma a un thriller di spionaggio, un romanzo politico e filosofico che utilizza Warhammer 30.000 come enorme laboratorio narrativo. È probabilmente il libro che più di tutti, fino a questo punto della serie, dimostra quanto l’Eresia di Horus sia un progetto immensamente più ambizioso di una semplice successione di guerre tra Space Marine.

Io non scappo da una battaglia,” disse Alpharius. “Ho fatto una promessa. Non tampono le perdite e me ne vado, quando ho assunto un impegno.”
Trama
Nel corso della Grande Crociata, l’enigmatica Alpha Legion viene inviata sul pianeta Nurth insieme alle forze dell’Esercito Imperiale. Al centro della storia troviamo il Chiliade Geno Cinque-Due, un prestigioso e peculiare reggimento imperiale, e in particolare due dei suoi ufficiali, Peto Soneka e Hurtado Bronzi, che si ritrovano progressivamente trascinati in una rete di intrighi molto più grande di loro.
A muovere i fili c’è anche John Grammaticus, uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti introdotti finora nella saga, un uomo dalle capacità straordinarie che agisce per conto della Cabala, un’organizzazione aliena convinta di conoscere il destino finale dell’umanità. Tra operazioni segrete, doppi giochi e verità che rischiano di cambiare il corso della storia, l’Alpha Legion dovrà prendere una decisione destinata a influenzare il futuro dell’intera galassia.
Recensione
Dopo aver letto Legione ho finalmente avuto la sensazione di aver capito davvero chi sia l’Alpha Legion. Ed è probabilmente questo il più grande merito del romanzo. Fino a questo momento, la XX Legione era poco più di un nome circondato dal mistero. Qui, invece, Abnett le costruisce addosso una vera identità culturale e filosofica. Non sono semplicemente gli Space Marine dell’inganno. Sono pragmatici, cinici, estremamente intelligenti e capaci di ragionare sempre in termini di obiettivo finale, anche quando il prezzo da pagare diventa moralmente insostenibile.
La grande intuizione dell’autore è però un’altra: non rendere l’Alpha Legion il vero centro del racconto. Ed è proprio questa scelta a far funzionare tutto. Il focus si sposta sui soldati umani dell’Esercito Imperiale, sul Chiliade Geno Cinque-Due, su personaggi come Peto Soneka, Hurtado Bronzi e John Grammaticus. Questo permette di respirare un’atmosfera completamente diversa rispetto ai primi quattro romanzi della saga, molto più concentrati sugli Astartes. Per la prima volta l’universo dell’Eresia di Horus si allarga davvero.
Abnett dimostra ancora una volta la sua enorme abilità narrativa. La sua scrittura torna a essere familiare dopo alcuni volumi intermedi, ma allo stesso tempo sperimenta qualcosa di nuovo. Ci sono momenti in cui sembra quasi di leggere un romanzo di John Le Carré ambientato nel quarantunesimo millennio. Lo spionaggio, le informazioni frammentarie, i personaggi che nascondono continuamente le proprie intenzioni e il continuo dubbio su chi stia dicendo la verità diventano il motore della narrazione.
Anche il celebre colpo di scena dei due Primarchi è semplicemente straordinario. Alpharius e Omegon rappresentano una delle idee più geniali mai introdotte nella lore di Warhammer. Sì, l’Alpha Legion possiede realmente due Primarchi gemelli che nel tempo hanno anche scambiato le proprie identità, alimentando ulteriormente il mito della Legione stessa.
Ed è una scelta che, a posteriori, appare perfetta: se esiste una Legione che avrebbe dovuto incarnare il concetto di segreto, ambiguità e disinformazione, non poteva che essere questa. Molto interessante anche la questione della Cabala, che fornisce all’Alpha Legion la motivazione che la porterà a schierarsi con Horus. La scelta non nasce da una cieca fedeltà al Signore della Guerra, ma da un terribile calcolo utilitaristico. La Cabala mostra infatti due possibili futuri: una vittoria dell’Imperatore porterebbe l’umanità a un lento declino e a una futura vittoria del Caos, mentre una vittoria immediata di Horus condurrebbe all’estinzione dell’umanità ma, paradossalmente, anche alla scomparsa definitiva del Caos stesso.
È uno dei dilemmi morali più interessanti incontrati finora nella saga. Se devo trovare un piccolo difetto, il ritmo nella parte centrale rallenta un po’. In realtà è una caratteristica che sto ritrovando in diversi romanzi successivi ai quattro volumi iniziali. Quando l’Eresia smette di raccontare un unico grande arco narrativo e si concentra su singole Legioni o Primarchi, inevitabilmente si concede più spazio all’approfondimento.
Personalmente, però, non lo considero un vero problema. Anzi, credo sia importante ricordare quale sia il progetto mastodontico che abbiamo davanti. In poco più di un decennio, decine di autori hanno costruito un’opera enorme che collega il trentesimo al quarantunesimo millennio, dando finalmente un volto umano agli eventi che per anni erano esistiti soltanto come frammenti di lore, codex e manuali.
Spesso chi critica questa saga perché troppo legata all’aspetto bellico, accusandola di trascurare personaggi e sviluppo narrativo, è caduto nel tranello della superficialità: non è stato in grado di andare a fondo nella narrazione, e rimanendo incapace di osservare tutto il progetto della The Horus Heresy da lontano, nella sua maestosa immensità corale. Legione ne è la dimostrazione. Questo romanzo ci insegna che Warhammer dà il meglio di sé anche quando smette di raccontare una guerra e inizia a tratteggiare le persone, le idee e le conseguenze che quella guerra produrrà per diecimila anni.
L’Autore
Dan Abnett è uno scrittore britannico ed è considerato una delle figure più importanti dell’universo narrativo di Warhammer.
Autore prolifico, ha contribuito enormemente sia a Warhammer Fantasy sia a Warhammer 40.000, firmando opere amatissime come L’ascesa di Horus, la saga di Gaunt’s Ghosts, la trilogia di Eisenhorn e numerosi altri romanzi che hanno ampliato e reso più accessibile la lore di Games Workshop. Il suo stile si distingue per la capacità di umanizzare personaggi e contesti enormi, mescolando azione, introspezione, politica e costruzione del mondo con grande naturalezza. È uno degli autori che più di tutti ha contribuito a trasformare Warhammer da semplice ambientazione ludica a vero universo letterario.



