Dopo aver letto e recensito il suo meraviglioso romanzo Kukum, dal 29 aprile è tornato in libreria il giornalista d’inchiesta e scrittore Michel Jean con il suo nuovo libro: si intitola Maikan ed è edito ancora una volta Marcos y Marcos, con la traduzione di Sara Giuliani.

Trama
Virginie, Marie e Charles hanno quattordici anni quando insieme a decine di giovani innu vengono strappati alle famiglie e deportati in un collegio su un’isola remota del Nord del Canada, a quasi mille chilometri da casa.
Settant’anni dopo, Audrey Duval, giovane avvocata in carriera di uno studio à la page di Montréal, scopre che migliaia di ragazzi hanno subito sevizie e crudeltà atroci, segregati in più di cento collegi.
Quando il governo canadese delibera il risarcimento dei sopravvissuti e delle loro famiglie, Audrey si tuffa a capofitto in un’indagine per scoprire cosa è accaduto veramente sull’isola di Fort George, per capire come mai Virginie, Marie e Charles sono svaniti nel nulla.
Una volta che i cinquantatré bambini sono scesi dall’aereo, ognuno di loro ha perso il proprio nome, la propria famiglia e una parte della propria dignità.
Recensione
Dopo aver raccontato, in Kukum, la storia eccezionale di sua nonna Almanda Siméon, che da giovanissima sceglie di seguire il cuore e diventare così una vera innu, Michel Jean ci riporta nel Quebec degli anni ’30 del Novecento.
La narrazione segue due storie, lontane nel tempo ma collegate: da un lato c’è Audrey Duval, un’avvocata di successo che si ritrova, suo malgrado, di fronte all’enorme dramma della cancellazione culturale delle Prime Nazioni; dall’altro, ci sono tre giovani innu, che nel 1936 vengono deportati sull’isola di Fort George, dove il governo (insieme alle istituzioni religiose) è determinato a cancellarne la lingua, la cultura e l’identità.
Si tratta di vicende che nel Quebec, ancora oggi, sono in realtà poco conosciute. Figli del mito della sopravvivenza culturale nonostante la conquista britannica del 1760, i quebecchesi faticano ad accettare di essere stati loro stessi dei colonizzatori. La storia dei collegi non viene nemmeno menzionata nei loro libri di scuola. Proprio per questo i romanzi di Michel Jean hanno un’importanza fondamentale: diventano una porta su un passato doloroso, ma che bisogna ricordare.
Anche perché le terribili conseguenze dei collegi sono ancora ben visibili oggi, a quasi un secolo di distanza dalla loro apertura: gli autoctoni, pur essendo una minima parte della popolazione, riempiono le carceri e le strade come senzatetto; inoltre i tassi di suicidio, di abbandono scolastico e di violenza sono più elevati proprio nelle comunità autoctone.
Il danno compiuto dal governo è stato incommensurabile: centocinquantamila bambini autoctoni sono stati strappati alle loro famiglie e alla loro comunità, una popolazione nomade abituata a vivere all’aperto e a strettissimo contatto con la natura, e sono stati rinchiusi in collegi isolati, lontani dalla foresta e dalla famiglia. Li hanno privati del nome, li hanno vestiti all’occidentale e hanno iniziato quello che, di fatto, è stato un lavaggio del cervello collettivo. Il tutto con violenze e soprusi terribili, che hanno segnato per sempre le menti (e i corpi) dei bambini.
La storia di Virginie, Marie e Charles non è di facile lettura: non per lo stile di Jean, sempre limpido e coinvolgente, ma per ciò che hanno dovuto subire. La doppia temporalità del romanzo aiuta a rendere la lettura più “leggera”, per quanto possibile. Ma non solo: l’indagine di Audrey mette il luce la situazione drammatica che ancora oggi gli innu vivono ogni giorno e, per suo tramite, i quebecchesi possono finalmente scoprire qualcosa che li coinvolge direttamente.
Ma Maikan è anche una storia di speranza: nel rapporto tra Virginie, Marie e Charles c’è la forza della resilienza, c’è un legame di amore e di amicizia che li aiuta ad affrontare i maikan (i lupi), uniti come quando vivevano nel loro villaggio; nell’indagine di Audrey c’è la presa di coscienza, c’è la responsabilità e c’è il desiderio di ottenere finalmente giustizia.
Il libro lo trovate QUI.
Oggi, le Nazioni Unite considerano genocidio l’atto di prelevare i bambini dalle loro case in base all’appartenenza etnica per trasferirli in un ambiente estraneo al fine di indottrinarli. Il Canada riconosce pubblicamente che l’obiettivo dei collegi era l’assimilazione degli autoctoni, dovevano in sostanza “uccidere l’indiano nel bambino”; ma spesso, come dice il cantante innu Florent Vollant, hanno ucciso anche il bambino.
L’Autore
Michel Jean è nato ad Alma, in Québec. Giornalista d’inchiesta e scrittore pluripremiato, ha esplorato la storia e la cultura degli indigeni canadesi, che conosce da vicino essendo lui stesso un innu della comunità di Mashteuiatsh. I suoi romanzi sono stati pubblicati con successo in Québec, nel Canada anglofono, negli Stati Uniti e in Europa. Pubblicato in Italia da Marcos y Marcos, Kukum è stato il libro più venduto in Québec nel 2021 ed evoca un mondo scomparso, visto con gli occhi di una donna eccezionale: Almanda Siméon, bisnonna dell’autore.


