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NerdPool > Blog > Serie TV > Super Market: la satira sociale si sposta in corsia nella nuova serie di Prime Video
Serie TV

Super Market: la satira sociale si sposta in corsia nella nuova serie di Prime Video

Il collettivo milanese de "Il Terzo Segreto di Satira" firma una sitcom brillante ed efficacemente cinica sulla precarietà moderna, penalizzata solo da un formato troppo breve per lasciare il segno.

Davide Sangalli
18 Luglio 2026
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7 Min
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6.5
SUPER MARKET

Venerdì 17 luglio, senza alcuna paura della superstizione, su Prime Video sono usciti tutti i 6 episodi di Super Market, la nuova serie tv comedy italiana scritta e diretta dal collettivo Il Terzo Segreto di Satira. Parliamo di una produzione basata su Vakkenvullers, un precedente format olandese di NL Film e Avrotros che, in episodi brevissimi quasi da webserie, raccontava la vita di giovanissimi commessi alle prime armi con un registro da racconto di formazione adolescenziale.

L’operazione italiana, tuttavia, fa una scelta radicalmente diversa ed estremamente matura: recluta un cast di comici affermati, allunga la durata degli episodi a circa mezz’ora ciascuno e traduce il materiale di partenza nel linguaggio della sitcom corale già ampiamente collaudato dalla commedia all’italiana televisiva. Non siamo di fronte al racconto di iniziazione di ragazzi che scoprono il lavoro, ma al ritratto di un gruppo già formato che difende un luogo minacciato. Uno spostamento di genere e di target che dice molto sul pubblico a cui la serie si rivolge e sulle ambizioni degli autori.

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Dalla Satira Politica al Discount: la genealogia del Terzo Segreto

Per capire fino in fondo l’operazione Super Market, bisogna fare un passo indietro. “Il Terzo Segreto di Satira” è un nome ben noto a chi frequenta YouTube e i social fin dal lontano 2011, quando il gruppo – nato a Milano dall’incontro di cinque artisti alla Civica Scuola di Cinema – si impose all’attenzione pubblica con Il favoloso mondo di Pisapie, un video satirico sulle elezioni comunali milanesi che vedevano contrapporsi Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. Quel video, costruito smontando ironicamente la retorica di chi si opponeva al candidato della sinistra, fu un esperimento di intercettazione del linguaggio pubblico fulminante.

Da lì in poi sono nate collaborazioni con la tv generalista e ben tre lungometraggi: Si muore tutti democristiani e gli “apocrifi” (diretti insieme ma non firmati come collettivo) Mollo tutto e apro un chiringuito e il seguito Ricomincio da taac, incentrati sul franchise del Milanese Imbruttito. Questa genealogia ci racconta esattamente dove si è formato l’orecchio di chi ha scritto questa sitcom da discount: nella decodifica satirica del linguaggio istituzionale, aziendale e degli slogan.

Non stupisce, quindi, il salto da Milano centro alla periferia. Super Market condivide con l’esperienza dell’Imbruttito l’impianto concettuale, spostandolo però dall’ufficio dirigenziale al piano vendita: qui il nemico non è più soltanto il capo che scimmiotta i valori corporate del momento, ma la spietata logica di catena che classifica un punto vendita in una graduatoria di gradimento e ne minaccia la chiusura se i numeri non tornano.

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Benvenuti a SuCa: Trama e Microcosmo della serie

Il supermercato dove è ambientata la serie fa parte di una immaginaria catena bulgara chiamata Eury, il cui slogan recita: “Dove convenienza fa rima con qualità” (uno slogan che rende perfettamente l’idea del livello imbarazzante in cui versa la struttura). Ci troviamo in una fittizia zona del proverbiale hinterland milanese denominata SuCa (che sta per Sud di Carugate, esattamente come la vera NoLo milanese sta per Nord di Loreto).

In questo discount sull’orlo del baratro inizia a lavorare come stagista il buon Edoardo (Tommaso Cassissa), un aspirante cantautore che, in attesa dell’occasione della vita in un talent show, ha dovuto trovare un lavoro vero per mantenersi. Edoardo viene catapultato in un microcosmo fatto di codardie quotidiane, clienti pronti alla lamentela e colleghi decisamente stralunati:

  • Enrico (Alessandro Betti): Il direttore, un uomo megalomane e insicuro, costantemente terrorizzato dal giudizio dei superiori.
  • Anita (Marta Zoboli): La caporeparto e responsabile del magazzino, che tenta disperatamente di tenere in piedi la baracca.
  • La “Fossa dei Leoni”: Le cassiere Debora (Martina Bonan) e Sonia (Gaia Bavaro), il mulettista Filippo (Davide Calgaro) e l’irreprensibile addetto alla sicurezza Luca (Valerio Airò).
  • I Satelliti del Market: Katia Follesa nei panni della temibile capoarea Cristina, che impone l’ultimatum “cambiare o chiudere”; Francesco Arienzo nel ruolo del tenero cliente Manlio, che ha un debole per Anita; e infine Walter Leonardi che interpreta Max, un clochard filosofo che vive stabilmente all’ingresso.

A stretto contatto con questa gabbia di matti, Edoardo avrà modo di maledire ogni giorno il proprio destino, ma finirà anche per scoprire un gruppo di persone che, a modo suo, assomiglia a una famiglia. E chissà che tra le corsie non trovi anche l’amore.

La nota dolente: se la brevità sacrifica la qualità

Se c’è un vero problema, è che questo “Super Market” ha orari decisamente troppo ridotti. La nota dolente della serie è che dura troppo poco, proprio come quelle offerte della Piccol che duravano “dalle 12 alle 12.01 di ogni quinto mercoledì dispari”.

Il paradosso della brevità: Tutta la serie si consuma in circa tre ore complessive. Se questo minutaggio basta per ridere di gusto delle singole gag, non è purtroppo sufficiente per dare ai personaggi la profondità necessaria per entrare davvero nel cuore degli spettatori.

A causa del formato ridotto si avvertono diverse dinamiche accelerate (come il repentino cambio di look e approccio di Anita) e continui riferimenti a eventi che non vengono mostrati sullo schermo. Più che una scelta stilistica consapevole alla “nun lo famo ma lo dimo” di borisiana memoria, si avverte il peso di tagli netti in fase di montaggio. Si tratta di forzature necessarie e giustificate per portare la trama a una conclusione nei tempi previsti dalla piattaforma, che però finiscono per sacrificare l’attaccamento emotivo dello spettatore nei confronti dello staff di Eury.

Siamo consapevoli che le stagioni da 24 episodi delle vecchie sitcom generaliste siano ormai un reperto archeologico, ma parafrasando e correggendo il tiro dello slogan del discount bulgaro: purtroppo, non sempre la brevità fa rima con la qualità. Resta comunque un prodotto godibilissimo, consigliato a chiunque cerchi tre ore di ottima satira sociale e risate nostrane.

SUPER MARKET
6.5
VOTO 6.5
Fantastico! Comicità efficace e collaudata Cast eccellente e affiatato Satira sociale lucida
C'è di meglio! Durata troppo ridotta Mancanza di profondità dei personaggi Narrazione frammentata e forzata
In Breve
Super Market (Prime Video) è una comedy brillante e ricca di satira sociale che fa ridere di gusto grazie a un cast eccellente in stile Boris. Il suo unico grande limite è la durata: meno di tre ore totali sono troppo poche per approfondire i personaggi e la trama.
ARGOMENTI:Prime VideoSuper Market
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DiDavide Sangalli
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Figlio degli anni ‘80, orgogliosamente NERD! Appassionato di Pop Culture (specie se anni ’80 e ’90), Comics, Serie TV e Film. Collezionista compulsivo di Lego, Snapback e T-Shirt Nerd. Un giorno vorrei svegliami a Springfield e farmi una birra con Homer Simpson.
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