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NerdPool > Blog > Film > Tyler Rake (Extraction): recensione (no spoiler), quando Thor diventa mercenario
Film

Tyler Rake (Extraction): recensione (no spoiler), quando Thor diventa mercenario

Ezio Bellentani
25 Aprile 2020
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7 Min
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La nuova fatica dei fratelli Russo, Tyler Rake, disponibile su Netflix dal 24 Aprile, con alla regia Sam Hargrave, ci porta direttamente da Asgard alle strade impolverate di Dacca.

“È difficile descrivere questo film.”

Quando, di solito, si legge questa frase ci si aspetta di cominciare a leggere un lungo elenco di critiche.

Invece, per questo specifico caso, è sinceramente (ma non negativamente parlando) complesso descrivere Tyler Rake.

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Proviamo a prenderla alla lontana.

Un biglietto da visita da urlo

Intanto, andando a vedere chi c’è dietro alla regia, alla sceneggiatura ed al cast stesso si rimane di stucco.

Per lo script troviamo i fratelli Russo (sì, quei Russo). Alla regia abbiamo Sam Hargrave, già compagno d’arme dei fratelli Russo sia in Civil War che in Endgame (sì, quell’Endgame).

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Il protagonista è interpretato niente meno che da Thor (Chris Hemsworth) e, per completare l’elenco dei nomi da richiamo, abbiamo anche una presenza interessante di David Harbour alias il mitico sceriffo di Stranger Things (sì, lui e sì quel Stranger Things).

A completare il cast, con interpretazioni assolutamente di rispetto, abbiamo Rudhraksh Jaiswal, Pankaj Tripathi, Randeep Hooda, Golshifteh Farahani, Suraj Rikame.

La trama

Ecco, cominciando a parlare della trama si entra nel vivo della difficoltà di parlare di questo film.

I fatti sono presto detti.

Tyler Rake è un mercenario di origini australiane che lavora con una squadra. Un giorno vengono contattati per liberare un ostaggio, ovvero un ragazzo di nome Ovi di origini indiane.

Il ragazzo, figlio di un narcotrafficante, viene rapito da un concorrente del padre e portato a Dacca, in Bangadlesh. Qui, Tyler Rake dovrà affrontare l’inferno per portare in salvo il ragazzo.

Una trama senza colpi di scena si potrebbe pensare, ma è già qua la prima particolarità di questo film ovvero lo scegliere una trama “semplice” per inserirci, all’interno, elementi complessi.

Non stiamo parlando di un film con colpi di scena da togliere il fiato, sia chiaro. Non è mai stato questo l’obiettivo del film.

La definizione stessa, però, di buoni o cattivi è facile.

Non che gli stereotipi manchino, capiamoci, ma definire i personaggi “buoni” (stiamo parlando del figlio di un narcotrafficante, comunque), i “cattivi” (tra di essi dovremmo anche contare i bambini soldato?) e quelli a “metà” (faccio cose orribili ma perché costretto) non sarà cosa banale.

A metà tra Black Hawk Down e John Wick

Ora che il quadro è definito, possiamo concentrarci su quanto il film disponibile su Netflix ci può offire ed è qui che sorge il problema: tecnicamente, quanto visto, è praticamente qualsiasi cosa voi vogliate vedere.

Avete voglia di un film di guerra? Perfetto, a vostra disposizione. In Tyler Rake troverete una cura negli armamenti, negli scontri a fuoco, nei combattimenti urbani degni di nota richiamando alcune scene del celebre Black Hawk Down del 2001.

Avete voglia di un film d’azione? Non c’è problema! Alcune delle scene da combattimento ravvicinato e corpo a corpo non hanno nulla da invidiare rispetto ai capitoli di John Wick (e senza cane).

Addirittura, per gli appassionati e con l’occhio esperto, nell’utilizzo della telecamera si può riconoscere una strizzata d’occhio a capitoli celebri dei videogames come Call of Duty, specialmente in alcune riprese da combattimento.

Avete voglia, addirittura, di un film con alcune scene “crude” (il rating è VM14) in cui non ci si fa problemi a mostrare alcune immagini da pugno nello stomaco? Beh, sarete accontentati e non solo per le scene di “violenza” (comunque moderata) ma anche per scene di quella povertà che ti spinge a fare le peggio cose (giurerei di aver sentito qualcuno bisbigliare Gomorra).

Ma siate pur certi che quello che vedrete non può essere definito “solo” un film d’azione, di guerra, di dedica ai videogames (qualcuno ha detto Doom con un The Rock anno 2005?), d’intrattenimento a addirittura di denuncia sociale, economica o ambientale (alla fine del film vi verrà voglia di farvi una doccia, credetemi.

Tyler Rake è tutto questo, contemporaneamente ed alternandosi in se stesso, ambientato in una città distante anni luce dalle città in cui ha combattuto John Wick che, seppur violente, erano sempre tirate a lucido per l’occasione.

Black Hawk Down, regia di Ridley Scott del 2001.

Giudizio complessivo

Tyler Rake è un film, da quasi due ore, che vi scivolerà addosso senza crearvi problemi, con una sensazione di soddisfazione complessiva per le scene d’azione, di guerra e perché no anche di riflessione.

Il cast, la regia, la sceneggiatura sono quelle delle grandi occasioni vista la provenienza di “marveliana” memoria anche se non si capisce se tutto questo sia stata una specie di “liberazione”, potendo fare un film d’azione con il sangue e la violenza necessaria ma assolutamente vietati in casi Disney, oppure le basi per una nuova serie di film.

Certamente, va detto, molti personaggi vengono dimenticati appena si finisce il film, causa una consapevole mancanza di voglia di approfondirne la figura.

Alla fine, vedremo se e come si andrà avanti e, chi vi scrive, non sarebbe dispiaciuto della cosa, anzi. Quel che è certo è che Thor andava portato al parco giochi e sono sicuro che si sia divertito.

Sicuramente, ha perso la pancia.

ARGOMENTI:Chris HemsworthFratelli RussoNetflixRecensioneTyler Rake
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