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NerdPool > Blog > Libri > HIROSHIMA. IL GIORNO ZERO DELL’ESSERE UMANO a cura di Luisa Bienati: recensione
Libri

HIROSHIMA. IL GIORNO ZERO DELL’ESSERE UMANO a cura di Luisa Bienati: recensione

Eleonora Trevisan
6 Agosto 2025
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8 Min
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Insegnante di letteratura giapponese moderna e contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, Luisa Bienati ci presenta, in occasione dell’ottantesimo anniversario del disastro atomico, un libro quanto mai necessario: Hiroshima. Il giorno zero dell’essere umano, edito Marsilio Editori.

Trama

È difficile, ed è inevitabile, vivere nelle conseguenze delle nostre azioni, ma bisogna comunque raccontarle. Raccontare è il modo di vivere nelle conseguenze delle nostre azioni. E così, accanto a tre racconti di famosi autori giapponesi che hanno scritto della bomba atomica – Ibuse Masuji, Hara Tamiki e Ōta Yōkō –, il volume contiene i discorsi pronunciati da Nihon Hidankyō, il movimento dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che lavora per un mondo senza armi nucleari, e dall’accademia di Svezia, che a Nihon Hidankyō ha deciso di assegnare il Nobel per la pace 2024. Il titolo, Il giorno zero dell’essere umano, è un omaggio a Günther Anders, il filosofo che aveva subito capito – e lo aveva scritto – quanto il lancio dell’atomica non fosse il modo per far finire la guerra ma per continuarla con altri mezzi.

“Qualcosa che sembra molto lontano, ma che in realtà è molto vicino.”
Sei Shonagon

Recensione

Il 6 agosto 1945 gli Stati Uniti decisero di sganciare, alle 8:15 del mattino, un nuovo tipo di bomba all’uranio mai usata in precedenza, con il preciso obiettivo di costringere alla resa il Giappone. Little Boy, così era soprannominato l’ordigno, provocò la morte istantanea di più di 100 000 persone, la distruzione di quasi la totalità degli edifici della città e la morte terribile, a causa delle ustioni e delle radiazioni, di altre centinaia di migliaia di persone nell’arco dei giorni, mesi e anni successivi. Lo stesso inimmaginabile destino toccò, solo tre giorni dopo, agli abitanti di un’altra città: Nagasaki.

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Il 10 dicembre 2024 è stato assegnato il premio Nobel per la pace al movimento spontaneo Nihon Hidankyō, creato dai superstiti dei due disastri atomici, premiati per il loro impegno di testimoni per la creazione di un mondo privo di armi nucleari, proprio ora che le potenze mondiali stanno invece aggiornando i propri arsenali e nuovi paesi sono decisi a impossessarsene. Si tratta di un riconoscimento molto importante, ora che le bombe nucleari sembra stiano passando pericolosamente da deterrente, a vero e proprio strumento di guerra.

In questo clima di rischiosa incertezza, un libro come questo è quindi assolutamente necessario. Sono ormai rimasti pochi, pochissimi gli hibakusha, i sopravvissuti di quella immane tragedia, che possano alimentarne il ricordo. E l’essere umano si è dimostrato, purtroppo, una creatura con la memoria corta.

Luisa Bienati racchiude perciò in questo volume dei testi fondamentali per far sì che il ricordo non cessi di resistere: i due discorsi pronunciati alla premiazione del Nobel per la pace e i racconti dei tre famosi autori giapponesi Ibuse Masuji, Hara Tamiki e Ōta Yōkō. Si tratta di opere in generale poco conosciute, sia perché in Giappone la letteratura sull’atomica è stata pesantemente censurata durante l’occupazione degli alleati, sia perché è un genere che ha avuto poi scarso successo, quindi è stato tradotto poco all’estero.

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“L’iris che fiorisce in questo stagno è folle e appartiene a un’epoca di follia.”
Ibuse Masuji

Il primo racconto scelto dalla Bienati si intitola L’iris impazzito, un fiore che, a seguito del bombardamento di Hiroshima, sboccia fuori stagione e che l’autore Ibuse Masuji elegge a simbolo della follia umana. I simboli e le catastrofi naturali sono sempre stati parte integrante della narrativa di questo autore, intrecciati ai disastri perpetrati dall’uomo con le guerre e il progresso tecnologico, ma il punto di vista che sceglie è sempre molto soggettivo, incentrato sulle persone comuni e su come queste cerchino di sopravvivere dopo la tragedia.

“All’alba, si sentivano ininterrotte preghiere buddhiste. Voleva dire che a ogni istante qualcuno stava morendo.”
Hara Tamiki

Il fiore dell’estate è il racconto, brutale e terribile, dell’autore Hara Tamiki, un poeta e narratore affermato, diventato poi un hibakusha. L’incipit è straziante nella sua semplicità: il protagonista sta vivendo una mattina come tante, quando la bomba arriva a distruggere tutto. Quello che segue è la descrizione dell’inferno sceso in terra, una lettura molto difficile, potente e straziante.

“Sentii dietro di me il muro ardente che sembrava crollare. Quella sensazione non era irreale. Era la mia realtà, estrema e tangibile.”
Ota Yoko

L’ultimo racconto si intitola La lucciola, dell’autrice Ota Yoko, che ha trovato nella letteratura la sua ancora di salvezza dopo la bomba. La protagonista di questo racconto torna a Hiroshima sette anni dopo lo scoppio della bomba e qui racconta delle condizioni di povertà dei sopravvissuti e incontra alcuni hibakusha, le cui terribili cicatrici sulla pelle sono la rappresentazione del trauma vissuto. È un racconto questo che indaga in profondità l’importanza della memoria e della testimonianza.

L’opera di Luisa Bienati è in conclusione un testo fondamentale e di enorme attualità, è un’esortazione potente a non dimenticare e a continuare a raccontare quello che è accaduto a Hiroshima e Nagasaki. È una raccolta di testi che spinge a riflessioni profonde sul nostro passato, presente e futuro, ed è un invito a confrontarsi con le conseguenze di una catastrofe senza precedenti nella storia dell’umanità e a ricordare sempre, per non commettere gli errori del passato.

La bomba, per capirne l’atrocità, va vista non dall’alto delle foto aeree ma con gli occhi di chi era a Hiroshima e Nagasaki, con il “trauma dello sguardo” di chi ha scritto i racconti come quelli che ho scelto per questo libro.
Luisa Bienati

Il libro potete trovarlo QUI.

L’Autrice

Luisa Bienati insegna letteratura giapponese moderna e contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa in particolare di letteratura del Novecento e ha tradotto vari racconti di Nagai Kafū e Tanizaki Jun’ichirō. Si interessa anche di letteratura sulla bomba atomica (Ibuse Masuji, La pioggia nera, Marsilio 1995, 2020) e ha scritto saggi sulla letteratura post-Fukushima. Tra i suoi libri per Marsilio: Nagai Kafū, Al giardino delle peonie e altri racconti (2020); Tayama Katai, Il futon (2020); La narrativa giapponese classica (con A. Boscaro, 2020); La narrativa giapponese moderna e contemporanea (con P. Scrolavezza, 2020); Letterario, troppo letterario (con B. Ruperti, A.-B. Wuthenow, P. Zanotti, 2017); Tanizaki Jun’ichirō, La morte d’oro (2006), Racconti del crimine. Volume I (2019) e Volume II (2020),Akutagawa Ryūnosuke, Sotto il segno del drago (2021).

ARGOMENTI:Marsilio EditoriRecensione
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