L’autrice e drammaturga francese di fama internazionale Yasmina Reza torna in libreria con La vita normale (Adelphi, traduzione di Davide Tortorella), restituendoci una carrellata di frammenti di vita, ricordi e quotidianità che si alternano ai processi nei tribunali che l’autrice ha seguito per anni in giro per la Francia.

“A essere sotto processo è la vita.
La sua imperfezione”.
Recensione
Questo libro di Yasmina Reza si legge con una facilità estrema, l’istinto è quello di divorarlo, frammento dopo frammento, perdendosi tra i ricordi dell’autrice che, con capitoletti molto brevi, tratteggia i ritratti delle persone che ha incontrato nella propria vita e nelle aule dei tribunali francesi. Sì, perché Reza ha trascorso ben quindici anni ad assistere a svariati processi di cui lascia traccia in questa sua ultima fatica: ma non sono resoconti o indagini nello stile true crime tanto in voga in questo momento, si tratta bensì di alcune scene e dialoghi dallo stile molto teatrale e scenografico, ma senza il giudizio e la morbosità tipica degli amanti del genere.
“Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena” proclamava William Shakespeare nella sua commedia Come vi piace. E i personaggi di Yasmina Reza entrano ed escono di scena proprio come degli attori, restano giusto il tempo per raccontare un breve istante di vita, per poi sparire nell’ombra. I frammenti si alternano senza un ordine temporale e apparendo scollegati l’uno dall’altro, ma l’intento dell’autrice sembra proprio quello di suscitare nel lettore un senso di caos, perché il disordine lo considera come parte integrante della normalità dell’esistenza. Dopotutto, la vita è imperfetta.
Il suo stile è più asciutto e conciso nelle scene in tribunale, mentre si abbandona alla morbidezza nei frammenti di vita quotidiana. Questi racconti più intimi della vita dell’autrice si alternano quindi a contrasto con la descrizione di spietati omicidi, come se coesistessero nello stesso piano. Ed in effetti è proprio così: mentre l’autrice incontra un vecchio amico in una libreria a Venezia, da qualche parte si è consumato un crimine efferato, compiuto da persone che fino a poco prima tutti consideravano normali. E allora quando si può parlare davvero di normalità? Siamo poi così diversi, noi che osserviamo e giudichiamo le vite degli altri?
Perché i personaggi che Reza ci presenta sono, in effetti, persone normalissime che incontriamo abitualmente nella vita di tutti i giorni, uomini e donne che però hanno compiuto scelte terribili: c’è l’uomo che assiste indifferente all’aggressione e alla morte di un clochard alla stazione; ce n’è un altro che avvelena le vecchiette per l’eredità; c’è un ex conduttore televisivo che adesca ragazzini online nel tempo libero; e c’è una donna che, una gelida notte d’inverno, abbandona sua figlia neonata alla marea crescente.
Ma Reza non giudica, non assolve, non condanna. Esplora invece la fragilità dell’esistenza e la convivenza con il male, attraverso storie di persone comuni che si sono ritrovate faccia a faccia con il dolore e le imperfezioni della vita. Sceglie quindi di concentrarsi su quei frammenti di umanità che più ci accomunano ma che spesso sfuggono all’occhio della giustizia, su quei gesti, atteggiamenti e frasi che ci ricordano che “Colui che crediamo altro da noi non lo è”.
Un libro diverso e sorprendente, che potete trovare QUI.
L’Autrice
Yasmina Reza (Parigi, 1º maggio 1959) è una drammaturga, scrittrice, attrice e sceneggiatrice francese le cui opere teatrali sono state adattate e rappresentate in molti paesi ricevendo premi e riconoscimenti. Comincia la sua carriera teatrale come attrice, partecipando a rappresentazioni di opere contemporanee e di classici di Molière e Marivaux, tra gli altri. La prima pièce da lei scritta, Conversations après un enterrement, rappresentata per la prima volta nel 1987, le vale il prestigioso Premio Molière come miglior autore, mentre l’opera seconda, La traversée de l’hiver, vince il Molière come “miglior spettacolo pubblico in regione”. Il successo internazionale arriva con l’opera successiva, Art (1994), tradotta e rappresentata in oltre trenta lingue[5], per cui viene di nuovo premiata con il Molière per il miglior autore.
Nel 1997 pubblica il suo primo romanzo, opera autobiografica, Al di sopra delle cose.


