Marsilio Editori propone, a cura di Alberto Zanonato, Prima e dopo la stagione delle piogge di Nagai Kafū, considerato uno dei grandi nomi della letteratura giapponese moderna.

Trama
La giovane ventenne Kimie, cameriera presso il caffè Don Juan a Ginza, è vittima di maldicenze e molestie da parte di un individuo sconosciuto. Che qualcuno nutra del risentimento nei suoi confronti a causa della sua attività di prostituta, cui è stata iniziata dall’amica geisha Kyōko? Rivoltasi persino a un indovino per trovare risposte, Kimie – unico personaggio veramente a tutto tondo secondo la critica del premio Nobel Kawabata Yasunari – cercherà di venire a capo della vicenda destreggiandosi con scaltrezza tra i vari uomini che le gravitano intorno, dallo scrittore Kiyo’oka Susumu, suo amante, al vecchio donnaiolo Matsuzaki.
“Per il terrore, la giovane avvertì un improvviso gelo alla nuca e, al contempo, fu invasa da un sentimento di rivalsa: non sarebbe stata da meno di Kiyo’oka, qualsiasi cosa lui avesse potuto fare.”
Recensione
La stagione delle piogge in Giappone è un periodo particolare che va da giugno a metà luglio e che anticipa la calda e umida estate tipica di quelle zone. Una fase che è considerata quasi una quinta stagione e che dà il titolo a questo romanzo del celebre Nagai Kafū, nel quale la pioggia ha un ruolo evocativo di primissimo piano: lungo tutta la narrazione, infatti, questa cambia in accordo con le scene narrate, facendo da contrappunto agli eventi descritti, i quali si concludono proprio in concomitanza con la fine di questa stagione.
Il tema della pioggia viene introdotto subito nel primo capitolo dal personaggio dell’indovino, che predice a Kimie, la protagonista, l’inizio di un periodo tempestoso della sua vita. La pioggia, in alcune scene leggera e in altre più violenta, diventa quindi metafora del cambiamento che sta per avvenire nella vita della giovane. La sua fine coinciderà con un ritorno alla realtà della protagonista, un risveglio che la porterà comprendere infine quanto quella vita a Ginza fosse illusoria.
Il personaggio di Kimie è davvero rivoluzionario, considerato che il romanzo è stato scritto nel 1931: è una giovane di vent’anni che fugge di casa per evitare un matrimonio combinato e si reca a Tokyo pronta ad iniziare una nuova vita. Kimie perciò rifiuta di aderire al ruolo tradizionale di moglie e madre, scegliendo invece di essere libera: non accetta il mondo patriarcale in cui vive e non vuole diventare proprietà di nessuno, sfuggendo quindi dal controllo degli uomini che la circondano, e riducendoli a mere comparse nella sua vita. Proprio questo suo modo di vivere libero e indipendente scatena l’ira e la vendetta di un suo amante, Kiyo’oka, incarnazione di tutti i valori del patriarcato e rappresentante dell’ego maschile che vuole dominare le donne.
Ma Kimie non è l’unico personaggio femminile di spicco del romanzo: la moglie di Kiyo’oka, Tsuruko, sembra l’opposto della protagonista, in quanto molto vicina allo stereotipo della brava moglie, ma sotto la superficie si nasconde una donna appassionata, desiderosa di cambiamento e pronta a prendersi ciò che davvero desidera.
In entrambi i casi, Kafū mette in luce le forti diseguaglianze che vivono le due donne, seppure in contesti differenti, e, in modo davvero straordinario per l’epoca, pone l’accento sui rapporti di potere all’interno della società patriarcale, restituendo dignità ad entrambe.
Il romanzo è ambientato a Tokyo e in particolare a Ginza, il mondo dei fiori e dei salici. È evidente qui tutto l’amore di Kafū per la Tokyo del passato, quella più tradizionale, che lui ritrova proprio negli antichi quartieri della città. L’autore era tra l’altro un assiduo frequentatore dei ristoranti di Ginza e anche dei numerosissimi caffè “all’occidentale”, luoghi che gli ricordavano l’amata Francia e dove le avvenenti cameriere altro non erano se non prostitute. Frequentando quei caffè, Kafū ha potuto raccogliere le idee e il materiale per la stesura del suo romanzo, pur preferendo la compagnia delle geisha (baluardo dell’amata tradizionalità) per soddisfare i suoi desideri carnali.
A differenza dei romanzi precedenti, Prima e dopo la stagione delle piogge si allontana dal poetico mondo delle geisha, per concentrarsi invece su quello misero delle cameriere, e permettendo così a Kafū di fare un’aperta critica alla modernità che si era imposta in Giappone con una forza e una rapidità sorprendenti. L’autore nella sua vita è stato infatti testimone dei grandi cambiamenti della città, distrutta prima a causa del terribile terremoto nel 1923, e successivamente dai raid aerei della Seconda guerra mondiale. Le ricostruzioni, fortemente influenzate dallo stile occidentale, avevano provocato uno stravolgimento urbano importante e avevano finito per cancellare, quasi del tutto, le testimonianze dell’antica Edo. Il contrasto tra Oriente e Occidente lo ritroviamo evidenziato in molte scene del romanzo, dalla descrizione dell’abbigliamento di alcuni personaggi, degli ambienti e degli edifici.
Nella Ginza di Kafū ritroviamo però tutto il sapore della Tokyo tradizionale, piena di vicoletti angusti e piccole botteghe, luoghi nascosti fatti di ombre e di un’atmosfera unica che, grazie allo spirito acuto e penetrante dell’autore, rendono la città protagonista e punto focale del racconto.
Un romanzo evocativo, che potete trovare QUI.
L’Autore
Poeta del passato, interprete di una tradizione messa in crisi dai valori della modernizzazione, Nagai Kafu (1879-1959) è uno dei grandi nomi della letteratura giapponese moderna. Sensibile al fascino della cultura occidentale, si avvicina al naturalismo francese negli anni giovanili, ma della lezione di Zola gli resteranno solo la precisione per il dettaglio e un amore per la descrizione che diventa esercizio di raffinata e colta letteratura. In risposta al veloce avvicendarsi degli eventi e alla frenesia dei tempi, trova rifugio estetico nelle emozioni e nelle atmosfere dei quartieri di piacere, ultimo riverbero della cultura tradizionale. Il passato è rivissuto nel presente, ricercato negli antichi quartieri della sua Tokyo, e riproposto come modello di una nuova creatività: il passato come la sola “luce che può illuminare l’incerto cammino del presente.”


