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Recensione · Libri

CAMBIO DI CLIMA di Hilary Mantel: recensione

8su 10

Fazi Editore pubblica Cambio di clima di Hilary Mantel (1994) con la nuova traduzione di Giuseppina Oneto, un viaggio psicologico tra le nebbie inglesi e il calore spietato del Botswana, dove affiora un trauma che non si può dimenticare.

Trama

Il romanzo si svolge su due piani temporali: il presente in Inghilterra e il passato africano, che viene rivelato gradualmente. Ralph e Anna Eldred vivono nel Norfolk negli anni ’80 e si dedicano a opere di beneficenza, ma dietro la serenità domestica si cela un passato drammatico: anni prima, durante la loro missione come operatori sociali in Sudafrica durante l’apartheid e in Bechuanaland (oggi Botswana) per una missione agricola e scolastica, hanno vissuto un dramma che ha stravolto per sempre la loro visione del mondo e della fede.

Durante l’assalto da parte di un gruppo di ribelli, Anna e sua figlia Kate vengono rapite e portate via nella boscaglia. Ralph rimane indietro, impotente. Dopo giorni di prigionia, Anna riesce a fuggire insieme alla bambina, ma sono allo stremo, senza acqua né cibo, e inseguite dai rapitori.

È qui che avviene l’evento centrale e traumatico del romanzo: nel tentativo disperato di salvare la figlia da una morte lenta per sete e sofferenza, Anna prende una decisione estrema.

Non puoi lasciare il passato alle spalle se non sai dove lo hai lasciato.

Recensione

Cambio di clima è un romanzo complesso, intimo e dolorosamente umano. È un libro sulla perdita dell’innocenza e sulla difficoltà di convivere con un passato che non si può più cambiare.

La storia familiare si apre lentamente come una ferita: sotto l’apparente calma della vita borghese inglese, affiora un dolore antico e mai superato. Il “cambio di clima” del titolo non è solo geografico, ma anche morale e psicologico: dal fervore missionario a una vita segnata dal silenzio, dalla rimozione e da una colpa impossibile da espiare.

Fede e colpa
Hilary Mantel esplora la religiosità come una forma di cieco fervore che, se messo alla prova, si spezza; Ralph e Anna credono di “fare del bene”, ma si trovano a confrontarsi con la violenza del luogo e con i propri limiti morali. L’evento tragico che vivono in Africa diventa il punto di rottura tra fede e realtà.

Colonialismo e disillusione
L’autrice mostra come l’idealismo occidentale possa trasformarsi in una forma di arrogante ingenuità. L’esperienza coloniale mette a nudo il fallimento dell’idea della missione civilizzatrice e costringe i protagonisti a riconoscere quanto i propri valori morali siano fragili.

Il libro potete trovarlo QUI

L’AUTRICE

Hilary Mantel (1952–2022) è stata una delle scrittrici britanniche più influenti del XXI secolo, nota per aver rivoluzionato il romanzo storico.

Studiò legge alla London School of Economics e all’Università di Sheffield e, prima di dedicarsi alla scrittura, lavorò come assistente sociale tra il Botswana e l’Arabia Saudita, esperienze che influenzarono profondamente le sue prime opere.

La fama mondiale arrivò nel 2009 con la pubblicazione di Wolf Hall, il primo volume di una monumentale trilogia dedicata a Thomas Cromwell, il potente ministro di Enrico VIII.

Grazie a questa opera è stata la prima donna a vincere due volte il prestigioso Booker Prize.

8su 10

Il verdetto

L'opera è un’indagine spietata sulla capacità umana di sopportare l'insopportabile: il passato non è un capitolo chiuso, ma qualcosa che condiziona ogni nostro respiro

  • Il nostro voto8

Pro

  • La Mantel rende tangibile il peso del silenzio e l'erosione di un matrimonio
  • L'intreccio tra passato e presente crea una tensione costante
  • Il romanzo pone una domanda scomoda: essere buoni è sufficiente a proteggerci dal male?
  • Il contrasto tra i due mondi coinvolge i sensi su più livelli

Contro

  • La prima parte è abbastanza lenta e dilatata
  • Risulta difficile empatizzare con alcuni personaggi, troppo chiusi nel loro dolore e rigidi

Come recensiamo →

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