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NerdPool > Blog > Libri > CARTELLA CLINICA di Serena Vitale: recensione
Libri

CARTELLA CLINICA di Serena Vitale: recensione

Eleonora Trevisan
21 Giugno 2025
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6 Min
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La scrittrice, slavista e traduttrice Serena Vitale torna in libreria, edita da Sellerio editore Palermo, con il racconto di una storia privata incentrata sulla malattia della sorella Rossana, in cui si incrociano ricordi e documenti. 

Trama

Nell’aprile del 1958 la sorella di Serena, Rossana, studentessa del Conservatorio e già valente pianista, inizia a guardarsi allo specchio con insistenza, preoccupata di avere gli occhi storti – quegli occhi che da sempre cerca di cavare alle bambole che le vengono regalate. Voci squarciano le sue notti: inesistenti quanto, per lei, implacabili. È l’esordio della sindrome schizofrenica: Rossana ha appena compiuto diciassette anni, Serena ne ha solo tredici.

Il 24 settembre del 1961, a Roma, nell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà, Rossana viene trovata morta. Cartella clinica è il romanzo-indagine sulla malattia della sorella. Le prime manifestazioni di insania che i familiari non riconoscevano ancora come tali, i ricoveri, le cure, sempre più pesanti, dolorose.

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“Non fu un dolore lasciare la mia città. Anche io avvertivo gli sguardi – alcuni malevoli, altri pietosi – che la gente riservava ai familiari di quella che ormai era «la paccia» (la pazza).”

Recensione

Serena Vitale aveva una sorella bellissima e talentuosa, si chiamava Rossana e nel 1961, a soli vent’anni, è stata trovata morta all’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. Rossana era finita lì dopo tre anni difficili, passati tra cliniche, dottori e trattamenti che oggi mettono i brividi, ma che negli anni ’50 erano considerati all’avanguardia.

A sessantacinque anni di distanza, Serena prova a fare ordine tra le carte e tra i ricordi, nel tentativo di comprendere la malattia che si è portata via sua sorella e che ha stravolto la sua vita e quella della sua famiglia.

Rossana inizia a manifestare disturbi più evidenti all’età di diciassette anni, quando prende ad osservarsi ossessivamente gli occhi, preoccupata che fossero storti. Da quel momento il suo atteggiamento iniziò a peggiorare sensibilmente e le venne diagnosticata una sindrome schizofrenica.

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Siamo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, molti anni prima rispetto alla legge Basaglia del 1978: si tratta di una legge che ha segnato una svolta epocale nel campo della salute mentale, con la chiusura dei manicomi e l’introduzione di un modello di cura che tutelasse la dignità e i diritti dei pazienti psichiatrici. Rossana, purtroppo, in tre anni ha subito tutta una serie di “terapie” terribili, passando da uno specialista all’altro nel disperato tentativo di trovare una cura alla sua malattia.

“Ad ogni ritorno la vedevo cambiata. Gli stessi lineamenti, ma come appiattiti, e i bellissimi occhi dilatati, senza luce… Sentii parole sconosciute, nomi di farmaci, evidentemente: insulina, reserpina, colpromazina. E poi, senza l’ina finale: lobotomia”.

Serena Vitale ha solo tredici anni quando sua sorella inizia a manifestare in modo più evidente i suoi problemi psichici e, data la sua giovinezza, fatica a comprendere appieno quello che sta succedendo e le ripercussioni che avrà sulla sua famiglia. Con questo testo, che si sviluppa incrociando i ricordi dell’autrice con cartelle cliniche e anamnesi spesso contraddittorie tra loro, cerca di capire se c’è stato un momento preciso, un avvenimento passato in sordina, che lei al tempo non è riuscita a cogliere. Serena Vitale per tutto il racconto sembra chiedersi “Ma io dov’ero?”. Come è possibile che non mi sia accorta del disagio di mia sorella?

Nell’ordinare i giudizi di dottori e specialisti, l’autrice tenta quindi di mettere ordine anche tra i suoi ricordi di ragazzina, scoprendo spesso con sconcerto fatti fino a quel momento a lei sconosciuti, e regalandoci una carrellata di personaggi indimenticabili, come il padre violinista e le sue numerose “particolarità”.

Il suo racconto a metà tra indagine familiare e confessione, fa parte della collana La memoria e non potrebbe essere più azzeccato: qui c’è una parte del suo cuore, c’è il bisogno di provare a capire anche quando è impossibile, di trovare delle motivazioni e delle spiegazioni, di raggiungere un po’ di pace e, forse più di tutto, il perdono di una sorella perduta. Perché la schizofrenia sfugge dal meccanismo di causa-effetto: “È un tragico addio alla realtà di cui va rispettato il mistero. Perdonami, Rossana”.

Il libro lo trovate QUI.

L’Autrice

Serena Vitale (Brindisi, 1945) è scrittrice, slavista, traduttrice di autori quali Cvetaeva, Brodskij, Bulgakov, Dostoevskij, Kundera, Mandel’štam, Nabokov, e molti altri. Tra i suoi libri: Il bottone di Puškin (1995), La casa di ghiaccio (2000), L’imbroglio del turbante (2006), Il defunto odiava i pettegolezzi (2015), per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti, come il Premio Chiara, il Grinzane Cavour, il Bagutta, il Brancati e altri.

ARGOMENTI:RecensioneSELLERIO
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