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IntervisteLibri

NerdPool incontra Daniele Pronestì

Eleonora Trevisan
2 Agosto 2025
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13 Min
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Lo scorso giugno abbiamo avuto il piacere di leggere e recensire, grazie a Bompiani, il romanzo Le ragioni dell’istinto di Daniele Pronestì (leggi qui la nostra recensione), di cui oggi invece vi proponiamo l’intervista.

Ciao Daniele e Benvenuto su NerdPool!

Le ragioni dell’istinto è il tuo primo romanzo, un giallo davvero sorprendente che abbiamo avuto il piacere di leggere e recensire grazie all’editore Bompiani. Scrivere un romanzo è sempre stato un tuo desiderio, un tuo obiettivo?

Più che un desiderio, avevo l’urgenza di dire delle cose ed ho pensato di metterle su pagina. Ricordo ancora una sera durante la pandemia di Covid, quando scrissi la bozza del primo capitolo. Poi ne ho scritti altri due capitoli. Quando mia moglie li lesse e mi incoraggiò ad andare avanti, ne scrissi molti altri in una sola estate. Da allora mi diedi come obiettivo una pubblicazione per una casa editrice importante. Ero conscio che sarebbe stato difficile ma avevo bisogno di proiettarmi lì per darmi una spinta motivazionale. Quando ho saputo, dopo diverse riscritture, che Bompiani aveva deciso di puntarci, ero a prendere un caffè. Non riuscivo a crederci. È stato un giorno molto felice che ricorderò per sempre.

Il romanzo segue l’indagine di Giuseppe Bellingeri, determinato a scoprire chi si cela dietro al brutale assassinio di Maria, una donna del suo passato. Il tutto immerso in una Calabria verace, piena di personaggi indimenticabili. Da dove è nata l’idea di scrivere questa storia?

Ero un giovane studente universitario quando venni a sapere che i servizi segreti svizzeri stavano reclutando nuovi agenti. Ai candidati veniva richiesta una particolare competenza: quella di comprendere il dialetto calabrese. I servizi segreti svizzeri non riuscivano infatti a comprendere il contenuto di alcune intercettazioni afferenti alle cosche che operavano lì e volevano dotarsi di personale adatto allo scopo. Da qui nasce l’idea di avere un ex agente segreto come protagonista. Il resto del libro è poi attribuibile ad una mia personale idea del mondo e di come noi umani stiamo al mondo. Volevo scrivere una storia che riguardasse il modo in cui noi viviamo la società e la nostra vita, descrivere gli istinti che governano le nostre scelte. E lo volevo fare nella dinamica di un omicidio che è qualcosa che di solito ci incuriosisce come spettatori, mettendoci tutti alla ricerca di un assassino. È come se di fronte a questi drammi diventassimo belve smaniose di conoscere la ragione che ha portato a quella violenza, vogliamo cioè a tutti i costi dare un raziocinio e dunque un’umanità ad un gesto violento che di umano però non ha nulla. Attraverso il femminicidio che si consuma nel libro, volevo mostrare questa dinamica e allo stesso tempo fare qualcosa che mai ci viene istintivo fare: interrogarci sulla vittima. Ecco perché nel libro Maria De Albertis, la donna uccisa perché libera e indipendente, ha un ruolo centrale. È un personaggio con una propria morale, una donna che vuole scegliere da sé cosa sia contro natura e cosa no. Maria, nonostante sia un personaggio umano, è forse il carattere più animale che c’è nel libro, soprauttto è una vittima che ha un rapporto emotivo con chi la indaga cosa atipica per un giallo.

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Il tuo libro è un giallo molto complesso, svelaci chi sono i tuoi autori preferiti di questo genere e se ti sei ispirato a qualcuno o a qualche opera in particolare, anche di altro genere.

Sui gialli ci sono senza dubbio Camilleri per quanto attiene alle atmosfere mediterranea, Simenon per la sua capacità di indagare l’esistenza umana, Sciascia per ciò che attiene alla denuncia sociale. Il giallo fine a sé stesso però non era tra i miei intenti. Nel libro cerco di scandagliare i tantissimi gradienti umani che ruotano intorno all’omicidio. Lo faccio raccontatoci come animali, ognuno con le proprie complessità, debolezze e tare sociali. C’è il riccio tabagista che gestisce le piazze di prostituzione sempre munito di borsello nero Alviero Martini, ma anche la giovane donna alto borghese, dirigente in prefettura, che colleziona borse Hermes, oppure il cammello algerino originario delle tribù berbere e che è arrivato in Italia cercando fortuna dopo una tremenda traversata in mare e infine l’ispettore capo di polizia, un uomo fedele ai protocolli che ama la letteratura francese. Il giallo nel libro è solo il filo madre intorno al quale si intrecciano delle esistenze e delle trame che delle volte finiscono per annodarsi.

Tu sei nato in provincia di Reggio Calabria e proprio nell’entroterra calabrese è ambientato il tuo romanzo d’esordio. Una terra spesso vittima di stereotipi che qui ci viene restituita con grande sincerità e trasparenza. Perché hai scelto proprio questa ambientazione per la tua storia?

Perché la Calabria è una terra ignota e bellissima, grande assente della letteratura italiana. Descriverla nella sua interezza è già di per sé una novità. Dico nella sua interezza perché spesso si pensa alla regione solo come a ‘Nduja e ‘Ndgrangheta. È una narrazione parziale che, come scrivo nel libro, anche i calabresi spesso “utilizzano come spaventapasseri per allontanare lo sguardo straniero”. Nel libro la Calabria viene descritta in modo inedito: ci sono i palazzi nobiliari in stile eclettico, così come quelli popolari, il vecchio acquedotto normanno, così come l’Aspromonte selvaggio, il bracciante che lavora bergamotto così come la potente famiglia di possidenti che veste di seta e vive in una bellissima villa in stile liberty sullo stretto di Messina. Ci sono tutte quelle bellezze che vengono taciute e tenute segrete. La Calabria è una fucina immensa di storie e di vite compresse tra due mari e attraversate da una montagna; dunque, una fauna umana vasta che nel libro vive in ristoranti gourmet ricavati nei conventi, bagnandosi nel mare smeraldo delle coste, e che si nutre di cucina tradizionale. Una regione maestosa, in cui una secolare e nascosta eleganza, convive con la media ricchezza e talvolta con la miseria. La Calabria ha i suoi gattopardi, le sue ricchezze. Il fatto che siano tenute nascoste non vuol dire che non esistano.

Il protagonista del romanzo è Giuseppe Bellingeri: calabrese, ingegnere, agente dei servizi segreti tornato da poco alla vita borghese… e lupo grigio. Ma non è il solo! Il romanzo è infatti costellato di orsi, falchi, faine e animali di ogni sorta che vivono perfettamente integrati con gli esseri umani.
La scelta di creare dei personaggi antropomorfi è stata senz’altro un rischio, ma come è nata questa idea così vincente? E quali sono i motivi che la sottendono?

Nasce tutto dalla mia passione per la letteratura orientale e i manga che mi hanno fatto riscoprire una tradizione letteraria che parte da Esopo, passa per Euripide, poi Orwell, Murakami, Calvino e molti altri, una tradizione che guarda all’uomo in quanto animale. D’altronde, tendiamo a dimenticarlo ma uomini e donne sono animali. Il modo in cui ci vestiamo, il partner che scegliamo, la volontà di primeggiare a lavoro e nella vita, il nostro stare in famiglia, le nostre impotenze e sofferenze rispetto a qualcuno di più forte: tutto è frutto di istinti che sono comuni a tutte le specie, come l’istinto alla validazione sociale da parte del branco, l’istinto alla procreazione, quello al primato e alla libertà. Anche la maternità, che è un tema portante del libro, è un fenomeno di fatto animale che noi abbiamo romanticizzato e reso sacrale. Il libro, più che antropomorfizzare l’animale, vuole dunque animalizzare l’uomo e la donna, vuole cioè ricordarci che spesso è dall’istinto che derivano le nostre ragioni e non il contrario. Ci sono dei passaggi in cui Maria De Albertis, la vittima, si guarda le gambe, le ispeziona come farebbe un qualsiasi animale curioso del proprio corpo. E poi c’è un altro personaggio, Titina Fragomeni, che ha la qualità della maternità allargata, ovvero sente il bisogno di sentirsi madre di qualsiasi cucciolo, uomo o animale che sia. In questo libro il lettore troverà una vasta fauna di esistenze umane diverse e tutte molto complesse. Forse si riconoscerà, riscoprendosi in qualche animale e trovando in esso un megafono di sé stesso.

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Giuseppe Bellingeri è un protagonista che conquista il lettore grazie soprattutto alle sue debolezze, che lo rendono un personaggio realistico e molto umano. Avremo la fortuna di leggere ancora delle sue indagini in futuro? Potrebbe essere questo l’inizio di una serie?

Peppe piace perché è un maschio genuino, un maschio fragile, pieno di ansie che scarica, non sul fumo come un classico detective, ma sui rametti di liquirizia che porta sempre in bocca. È un personaggio che sta facendo breccia perché è un individuo smarrito, che ha bisogno di credere in qualcosa in un mondo che ci proietta ambizioni altrui. Sono felice che i lettori stiano scoprendo il libro dando riscontri numerosi e molto positivi. Sembra che Bellingeri piaccia e che piaccia rivedersi nei suoi istinti e fragilità. Ho già molte idee e spero presto di mettermici a lavorare.

Le ragioni dell’istinto non è solo un giallo, ma affronta anche temi di grande spessore, come l’istinto che guida le nostre azioni, il prezzo della libertà e il peso del senso morale. Qual è il messaggio che desideri che arrivi al lettore?

Più che un messaggio vorrei che il lettore si ritrovasse nelle esperienze del libro. Che si chiedesse: questa scelta la sto facendo io, o l’animale che dunque sono? Di certo io scrivendo ho capito che quando affrontiamo una scelta difficile, la difficoltà deriva proprio dall’incapacità di capire quali istinti ci stanno muovendo, istinti così viscerali da non esserci noti. Esserne consapevoli sarebbe già un buon punto di partenza per scogliere alcuni nodi della nostra vita.

Concludiamo l’intervista, come sempre, con un consiglio per i nostri lettori: quale libro secondo te deve trovarsi assolutamente nelle nostre librerie e perché?

L’avversario di Emmanuele Carrère, perché ci ricorda che il male fa parte della nostra natura e che spesso cercare una giustificazione razionale per alcuni atti atroci non è solo sbagliato ma anche inutile.

Ringraziamo Daniele Pronestì per la disponibilità e vi invitiamo caldamente a leggere, se non lo avete già fatto, il suo romanzo!

Potete trovarlo a questo link.

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