Dopo cinque romanzi che raccontano l’ascesa di Horus, la sua corruzione e l’inizio della più grande guerra civile della storia dell’Imperium, La Calata degli Angeli rappresenta una deviazione sorprendente e, per certi versi, necessaria. Mitchell Scanlon abbandona le grandi flotte stellari, i consigli di guerra e le macchinazioni galattiche per riportare il lettore alle origini di uno dei Primarchi più enigmatici dell’universo di Warhammer 40.000: Lion El’Jonson.
Il risultato è un romanzo profondamente diverso da quanto visto finora nell’Eresia di Horus. Una storia che ha il sapore della leggenda cavalleresca, immersa in foreste oscure, mostri ancestrali e ordini guerrieri. Un racconto di formazione che mostra come nascono gli eroi, ma anche come nascono le divisioni e i segreti che accompagneranno i Dark Angels per millenni.

Non ci sarà più un modo per diventare cavaliere. Hai fatto qualcosa che io non potrò mai fare, Zahariel. Hai dato la caccia a una delle grandi bestie. lo non avrò mai quell’occasione.
Trama
Sul mondo feudale di Caliban, un pianeta coperto da immense foreste popolate da creature mostruose, l’Ordine dei Cavalieri combatte da generazioni una guerra silenziosa contro le bestie che infestano il pianeta. Tra i giovani aspiranti cavalieri emergono due figure destinate a giocare un ruolo importante: Zahariel e Nemiel, cugini e amici, uniti dall’ambizione e dal desiderio di servire l’Ordine.
Parallelamente si sviluppa la leggenda di Lion El’Jonson, il misterioso ragazzo cresciuto nelle profondità delle foreste di Caliban e destinato a diventare il più grande guerriero del pianeta. Quando l’Imperatore giungerà finalmente su Caliban per reclamare il figlio perduto, il destino dell’intero mondo cambierà per sempre. Ma la nascita della Prima Legione non porterà soltanto gloria. Sotto la superficie dell’unità iniziano già a emergere tensioni, rivalità e segreti destinati a lasciare cicatrici profonde nella storia dei Dark Angels.
Recensione
La prima cosa che colpisce di La Calata degli Angeli è il coraggio con cui decide di allontanarsi dalla trama principale dell’Eresia.
Dopo libri come L’Ascesa di Horus, Falsi Dei, Galassia in Fiamme, Il volo della Eisenstein e Fulgrim, il lettore potrebbe aspettarsi un altro capitolo dedicato direttamente alle conseguenze del tradimento di Horus. Invece Scanlon sceglie una strada completamente diversa, quasi laterale, raccontandoci la genesi di una Legione e del suo Primarca. Una scelta che funziona sorprendentemente bene. Caliban è probabilmente il vero protagonista del romanzo. Il pianeta viene descritto con grande efficacia, assumendo i contorni di un mondo a metà tra fantasy e fantascienza. Le foreste oscure, le cacce alle bestie, l’atmosfera medievaleggiante e il senso costante di mistero creano un’ambientazione diversa da qualsiasi altra vista finora nella saga.
Anche Lion El’Jonson viene introdotto in maniera intelligente. A differenza di Horus o Fulgrim, che abbiamo conosciuto già nel pieno della loro grandezza, qui assistiamo alla nascita del mito. Lion appare quasi come una figura leggendaria, spesso osservata attraverso gli occhi degli altri personaggi. Questo contribuisce ad aumentare il suo fascino, ma anche a mantenerlo volutamente distante e difficile da comprendere. Proprio per questo motivo i personaggi più interessanti finiscono per essere Zahariel e Nemiel. Attraverso il loro percorso vediamo trasformarsi Caliban e assistiamo alla nascita dei Dark Angels. Entrambi sono caratterizzati con attenzione e rappresentano due modi diversi di interpretare il dovere, la fede e la lealtà. La loro amicizia e il loro sviluppo personale costituiscono il cuore emotivo del romanzo e permettono al lettore di vivere gli eventi da una prospettiva più umana rispetto a quella dei semidivini Primarchi.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio la capacità del libro di raccontare il cambiamento. Non assistiamo soltanto alla nascita di una Legione, ma alla fine di un mondo. L’arrivo dell’Imperium porta progresso e unificazione, ma anche la perdita di tradizioni, identità e certezze. È una tematica che emerge con forza e che dona profondità alla narrazione. Dal punto di vista del ritmo, il romanzo presenta qualche limite. La prima metà è molto dedicata alla costruzione dell’ambientazione e alla crescita dei protagonisti. È una scelta comprensibile e spesso affascinante, ma in alcuni momenti la narrazione tende a dilatarsi più del necessario. La parte finale, invece, accelera sensibilmente e offre diversi momenti memorabili per chi conosce il futuro della Legione.
Interessante anche il modo in cui il libro semina elementi che i lettori di Warhammer riconosceranno immediatamente. Molti dei temi che caratterizzeranno i Dark Angels nei millenni successivi sono già presenti in forma embrionale: il segreto, il senso di colpa, le divisioni interne e la difficoltà di distinguere completamente il bene dal male.
Se Fulgrim era una tragedia shakespeariana sulla corruzione, La Calata degli Angeli è invece una leggenda cavalleresca che racconta la nascita di un mito. Due romanzi molto diversi, ma entrambi fondamentali per comprendere la complessità dell’Eresia di Horus.
L’Autore
Mitchell Scanlon è uno scrittore britannico noto soprattutto per i suoi lavori ambientati negli universi narrativi di Games Workshop. Ha contribuito sia a Warhammer Fantasy sia a Warhammer 40.000, distinguendosi per la capacità di costruire ambientazioni evocative e personaggi credibili all’interno di contesti epici. Con La Calata degli Angeli realizza uno dei romanzi più particolari delle prime fasi dell’Eresia di Horus, riuscendo a fondere il romanzo cavalleresco con la fantascienza militare che caratterizza la saga.


